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Il giorno degli esami, promossi e bocciati

Non solo aumenti di capitale. In caso di bocciatura agli esami Bce, le banche in deficit di capitale potrebbero scegliere di unire le forze dando vita a una nuova stagione di aggregazioni. L’idea potrebbe aver contribuito a stemperare sui mercati la tensione in vista delle pagelle su solidità e tenuta in caso di scenari avversi di 131 banche (15 italiane), che la Banca centrale europea pubblicherà domenica 26 ottobre a mezzogiorno. 
A dar forza al risiko è stato Giovanni Bazoli. «È probabile che ci possano essere situazioni meno favorevoli, in conseguenza delle quali le aggregazioni sono una delle cose possibili», ha osservato il presidente di sorveglianza di Intesa Sanpaolo esprimendo «fiducia sull’esito positivo» degli esami. Dopo il sì dell’amministratore delegato Carlo Messina, gli investitori esteri che hanno chiesto di partecipare al percorso di revisione della governance di Intesa hanno anche l’ok di Bazoli: «andranno trovati i modi», ha detto.
Il passaggio degli stress test è stretto ma funzionale alla stabilizzazione dell’ eurozona e alla costruzione della vigilanza unica sulle banche, che passa alla Bce dal 4 novembre. L’Autorità presieduta da Mario Draghi si muove con uno schema che vorrebbe mettere il sistema al riparo dagli eccessi di turbolenza. Da ieri sera gli amministratori delle banche sottoposte alla valutazione ne conoscono l’esito probabile. La Bce ha inviato i file alle banche con i dati preliminari del «comprehensive assessment» e offerto 48 ore di tempo per osservazioni e correzioni. I numeri definitivi saranno approvati a Francoforte solo domenica mattina, prima della pubblicazione a mercati chiusi. La comunicazione da Francoforte sarà seguita da quella della Banca d’Italia.
La consegna al silenzio chiesta dalla stessa Bce poco ha potuto contro la girandola di indiscrezioni su chi potrebbe non farcela nonostante le ricapitalizzazioni già portate a termine, pari a 10 miliardi in Italia nei primi nove mesi del 2014 e a 200 miliardi circa nell’area euro.
La parola chiave «shortfall», deficit di capitale, potrebbe aver già raggiunto Carige e Montepaschi, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg citando «fonti a conoscenza del dossier». La banca senese ha chiuso in calo dell’ 1,15% ieri in Piazza Affari . Bpm e Banco Popolare, incluse nel toto bocciature mercoledì dall’agenzia spagnola Efe, hanno rialzato la testa in Borsa, rispettivamente in rialzo del 3 e dell’ 1,5%. Veneto banca e Popolare di Vicenza sarebbero altri casi dubbi. Sarebbero in tutto una dozzina, in Europa, i casi critici. Sul filo ci sarebbe anche il colosso tedesco Deutsche Bank, per il quale, secondo più di un analista, potrebbe non essere bastato l’aumento di capitale da 8,5 miliardi varato in primavera. Le voci circolate ieri segnalano almeno una possibile sorpresa positiva in arrivo domenica. Delle tre greche considerate a rischio, Piraneus Bank, Eurobank Ergasias e Alpha Bank, quest’ultima avrebbe superato l’esame, ha scritto ieri la britannica Reuters.

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