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Il gioco dei quattro cantoni

di Angelo Druisiani

Di nuovo sotto la lente d'ingrandimento dei mercati finanziari: è la dura vita del Tesoro italiano, almeno fino ad aprile. Il rinnovo dei titoli in scadenza e delle cedole da pagare ai creditori è davvero impegnativo. Solo oggi devono essere rimborsati 8,025 miliardi di euro di Bot, cui ne seguiranno 8,7 a fine mese, assieme a 10,6 miliardi di Ctz.
Conti
Nel frattempo matureranno cedole per 9,2 miliardi di euro. Per completare il quadro del mese, ad inizio febbraio sono stati rimborsati 25,8 miliardi di euro di Btp e pagate cedole per quasi un miliardo.
Un vero e proprio tour de force affrontato con molta determinazione e, addirittura, a rendimenti in calo, soprattutto per le durate brevi, i Bot in particolare. Le aste odierne prevedono due emissioni di Buoni ordinari del Tesoro a quattro e dodici mesi per complessivi 12 miliardi di euro, che possono salire di altri 850 milioni, se gli operatori specialisti aderiranno al collocamento supplementare.
Superato il freddo resoconto contabile, è opportuno valutare quale strategia potrebbe attuare nei portafogli che è si trova nella condizione di reinvestire le somme che incasserà entro la fine del mese. Non v'è dubbio che i prestiti del Tesoro italiano offrano tuttora un rapporto rischio-rendimento molto interessante. In particolare, le durate medio lunghe sono portatrici di un'alta redditività, anche se decisamente al di sotto di quella registrata a novembre scorso, all'apice della crisi. Se l'Italia deve offrire il 5,50% circa per collocare titoli decennali e la Germania poco meno del 2% dipende non solo dal rapporto tra deficit e prodotto lordo o tra debito complessivo e lo stesso prodotto lordo, ma anche dalla percezione della fiducia che i paesi sono in grado di comunicare agli investitori, che per i tedeschi è ai massimi assoluti.
Al tempo stesso, l'Italia pagò un rendimento del 7,40% a fine novembre, quando la Germania era bloccata al 2,10%. La fortissima riduzione del rendimento italiano è un segnale incoraggiante per il futuro, perché dimostra che la politica intrapresa dal governo del nostro paese va nella direzione che i mercati auspicavano.
Indirettamente, e con cautela, si potrebbe ipotizzare una riduzione ulteriore dei rendimenti nel corso dei prossimi mesi. In questo caso, non si dovrebbe rinunciare ad investire ora sulle emissioni italiane, sia per beneficiare di buoni rendimenti anche in futuro, sia per ottenere probabilmente altri guadagni in conto capitale, se la fase positiva si rafforzerà.
Una corretta composizione del portafoglio, nel comparto governativo, dovrebbe essere suddivisa tra almeno quattro emittenti, Italia, Francia Germania, Austria, attribuendo loro lo stesso peso. Ugualmente suddivisa dovrebbe essere l'esposizione al rischio tassi, optando per durate a due, tre, cinque, sette e dieci anni.
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In questo caso, la suddivisione appare molto più personalizzata, perché vi è chi sceglie titoli a lunga soprattutto per beneficiare di alti flussi cedolari, evitando di farsi condizionare dalle situazioni di mercato. Ma se l'obiettivo è un bilanciamento delle scadenze, accanto ad una quota destinata ai Bot, perché le brevi durate rappresentano una scelta irrinunciabile (15%), le scadenze fra 2 e 3 anni potrebbero attestarsi al 35%, al 25% quelle fra 5 e 7 anni e al 15% le decennali. Lo spazio per i Cct è per ora pari al 10%, perché non vi sono prospettive ravvicinate di aumento dei tassi da parte della Bce. Ma nell'ambito delle durate quinquennali uno spazio per i Btp indicizzati all'inflazione non può mancare, perché all'attuale prezzo di mercato corrisponde ancora un ottimo rendimento (6,2% con inflazione ipotizzata al 2,8%).
Giovedì scorso la riunione della Bce si è conclusa con un comunicato guardingo, che parla di «segnali di stabilizzazione». Nessun intervento sui tassi. Ma il mercato aspetta con ansia la nuova ondata di finanziamenti a prezzi stracciati alle banche, previsti per fine febbraio.

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