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Il giallo dura tre secondi? La multa rimane valida

Anche se il semaforo resta sul giallo solo per tre secondi, l’automobilista che passa con il rosso deve pagare la multa. La Corte di cassazione con la sentenza 18470 depositata ieri, dirime un ricorso che il conducente aveva giocato sui millesimi di secondo, ottenendo successo però solo davanti al giudice pace. In prima battuta era stato considerato convincente il racconto del guidatore, che aveva proseguito la sua marcia certo di poter contare su quattro secondi di luce arancione, quando questi gli erano stati invece decurtati, anche se di pochi centesimi di secondo, come risultato dai fotogrammi prodotti. Aveva quindi avuto poi a disposizione un tempo troppo ridotto per frenare e comunque inferiore ai quattro secondi: la durata che, in base a una nota del ministero dei Trasporti (n.67906), dovrebbe essere adottata sulle strade urbane.
Ma la Cassazione dà ragione al Comune di Montevecchia in provincia di Lecco, spiegando che il “tesoretto” dei quattro secondi si può tagliare.
La regola che l’automobilista, benchè frettoloso, deve seguire, è quella di adeguare la sua velocità allo stato dei luoghi senza contare troppo sulla durata di quattro secondi dell’esposizione della luce gialla perché questa «non costituisce un dato inderogabile».
E sul punto cita proprio la risoluzione del ministero dei Trasporti invocata dall’automobilista multato. L’atto, nell’accertare «che il codice della strada non indica una durata minima del periodo di accensione della lanterna di attivazione gialla, regola il tempo minino di durata di detta luce che non può mai essere inferiore a tre secondi».
Un’interpretazione a cui la Corte di sente di aderire anche in forza di uno studio del Consiglio nazionale delle ricerche, del 2001, in base al quale i tre secondi sono il tempo di arresto di cui ha bisogno un veicolo che proceda a una velocità non superiore ai 50 chilometri. Se tre secondi sono sufficienti, una durata superiore – come quella ammessa dallo stesso ricorrente che aveva parlato di uno scarto di frazioni di secondo – deve considerarsi, secondo i giudici, senz’altro congrua.
La Cassazione rinvia dunque al Tribunale di Lecco invitandolo ad adeguarsi al principio affermato.

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