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Il gettito da cartelle a +22,7%

Gli incassi da ruolo dello Stato guardano a quota 10 miliardi di euro nel 2015. Tra il 1° gennaio e il 31 marzo l’erario ha incassato dalle cartelle di pagamento 2.080 milioni di euro, con un aumento del 22,7% rispetto ai 1.695 milioni incamerati nel primo trimestre 2014. L’incremento è ancora più significativo se si confrontano i risultati con quelli degli anni 2012 e 2013, quando dai ruoli erano arrivati rispettivamente 1.586 e 1.554 milioni di euro, ossia circa un terzo in meno. In base ai dati storici, in termini di riscossioni i primi tre mesi dell’anno incidono per circa un quinto sul totale (20,07% nel 2012, 18,58% nel 2013, 19,24% nel 2014): qualora la media venisse confermata, il fisco potrebbe sfondare il muro dei 10 miliardi di euro riscossi nel 2015. È quanto emerge analizzando le statistiche fiscali pubblicate dal Dipartimento delle finanze, dopo l’ultimo bollettino sulle entrate tributarie diffuso martedì scorso (si veda ItaliaOggi del 6 maggio).

A guidare la corsa degli incassi da accertamenti e controlli sono l’Irpef, l’Ires e l’Iva, vale a dire i tre principali tributi amministrati dall’Agenzia delle entrate. I versamenti delle persone fisiche raggiunti da cartelle esattoriali di Equitalia o da accertamenti esecutivi sono stati pari a 704 milioni di euro (+10% rispetto al primo trimestre 2014). Il balzo più significativo si registra però sull’Ires, che attraverso i ruoli ha portato 660 milioni di euro, a fronte dei 438 milioni dell’anno precedente (+50,7%). Un dato che si posizione peraltro in controtendenza rispetto all’Ires versata spontaneamente dai contribuenti nel trimestre, crollata del 36% (674 milioni contro i 1.048 del 2014). Situazione analoga per l’Iva: nel periodo gennaio-marzo 2015 il gettito autoliquidato è stato di 20,5 miliardi di euro (-2,4% sul 2014), soprattutto a causa della debole domanda interna ancora segnata dalla crisi. Dalla maggiore Iva iscritta a ruolo, invece, lo Stato ha ottenuto 680 milioni di euro, con un aumento del 17,4% rispetto ai 579 milioni del 2014.

Va tuttavia evidenziato che, per quanto riguarda le autoliquidazioni, i primi mesi dell’anno non sono mai particolarmente significativi per l’andamento delle entrate tributarie, sia in termini di ammontare, sia in termini tendenziali, considerata l’assenza di particolari scadenze o di versamenti di importo rilevante.

Lo sprint della riscossione coattiva ha rallentato nel solo mese di marzo: l’Irpef ha subito una frenata (-5%), mentre Ires (+24,9%) e Iva (+12,6%) hanno segnato una crescita a due cifre rispetto a marzo 2014. Nel mese l’aumento del gettito da controlli è stato dell’8,1%, rispetto al 22,7% complessivo del trimestre.

Come più volte chiarito dalla stessa amministrazione finanziaria, i numeri riportati nei resoconti del Mef possono non coincidere con quelli diffusi dall’Agenzia, da Banca d’Italia o da Equitalia a causa dei diversi principi di contabilizzazione adottati. Le Finanze, in ottemperanza alle regole Sec 2010 stabilite per il sistema europeo dei conti, utilizzano nelle proprie elaborazioni il principio della competenza economica, partendo dai dati relativi alla competenza giuridica (cioè a quando sorge l’obbligazione tributaria). A questo criterio generale fanno però eccezione le entrate derivanti dai ruoli. Per questi ultimi, infatti, la competenza giuridica corrisponde all’emissione del ruolo, mentre l’incasso all’effettivo pagamento da parte del contribuente. Si ricorda che nel 2014 il recupero dell’evasione da parte dell’Agenzia delle entrate ha portato all’incasso di 14,2 miliardi di euro (+8% sul 2013), di cui 10,1 miliardi derivanti dai versamenti diretti e 4,1 miliardi dalla riscossione coattiva. Per valutare se e come la sentenza della Corte costituzionale n. 37/2015 sui dirigenti illegittimi impatterà sugli incassi delle direzioni territoriali bisognerà aspettare ancora qualche mese.

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