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Il Garante della privacy «WhatsApp, più garanzie»

MILANO — È l’applicazione più scaricata in diversi mercati. «Bestseller», come l’ha definita il Financial Times, su iPhone, Android e BlackBerry senza spendere «un penny per la promozione e la pubblicità». Eppure WhatsApp (che consente lo scambio illimitato di messaggi istantanei su smartphone grazie alla connessione internet) è finita nel mirino del Garante della privacy italiano, che ha inviato una lettera alla società californiana chiedendo maggiori informazioni sulla protezione dei dati degli utenti italiani.
Le domande sono precise: dove finiscono le informazioni acquisite con i messaggi? Quali sono le modalità di conservazione dei dati e per quanto tempo vengono conservati? Sono previsti schermi di cifratura? Sono state adottate misure per limitare il rischio di acquisire illecitamente i contenuti dei messaggi? La lettera inviata a Santa Clara, California, richiede una risposta entro il 20 marzo 2013. Ma l’allarme dall’Italia è scattato alla fine di gennaio dopo la pubblicazione di un rapporto congiunto delle Autorità di protezione dei dati di Canada e Olanda in cui sono emerse «possibili criticità nelle misure di sicurezza adottate, in particolare riguardo alla conservazione dei dati trattati e al loro accesso da parte di terzi non autorizzati». Gli utenti WhatsApp inoltre, per poter usufruire del servizio di messaggistica, devono consentire che l’applicazione acceda alla rubrica presente sul proprio smartphone. Ma in questo modo qualunque contatto, che sia o meno utente WhatsApp, diventa accessibile alla compagnia. Da qui i dubbi del Garante italiano.
Ora bisogna attendere la risposta di Brian Acton e Jan Koum, i genitori dell’applicazione, che lo scorso 31 dicembre hanno festeggiato il raggiungimento di 18 miliardi di scambi al giorno. «Vi chiediamo – si legge nella lettera del Garante della privacy – di chiarire questi aspetti anche mediante l’invio di documenti e di specifiche di carattere tecnico».
Non è la prima volta che WhatsApp finisce nel mirino per problemi di sicurezza: poco tempo fa una falla ha permesso a chiunque fosse collegato alla stessa rete di intercettare i messaggi di altri utenti attraverso un software scaricabile dal web. Questioni che non disincentivano gli utenti che nel solo 2012, secondo alcune stime, hanno risparmiato grazie all’applicazione circa 23 miliardi di dollari. A discapito delle grandi compagnie telefoniche.

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