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Il Garante dà il via libera al diritto all’oblio su Google

Il diritto all’oblio accordato dai giudici della Corte di giustizia europea con una sentenza di metà maggio inizia a essere declinato anche dalla nostra Autorità. Il Garante della privacy ha, infatti, discusso le prime segnalazioni di cittadini che chiedevano di essere “dimenticati” da Google e in due casi, su nove, ha ritenuto la richiesta fondata.
L’Authority guidata da Antonello Soro ha accolto il ricorso di una signora coinvolta in un procedimento giudiziario, la quale chiedeva a Google di deindicizzare la ricerca che rimandava a un sito in cui erano contenuti dati personali riservati, sottratti illegalmente o falsificati.
La società di Mountain View si è giustificata dicendo che quelle informazioni riguardavano la vita professionale della ricorrente e, pertanto, dovevano essere considerate di interesse pubblico. Il Garante ha, invece, ritenuto che nel caso di specie la richiesta avesse fondamento e ha, dunque, imposto a Google di applicare il diritto all’oblio.
Alla stessa conclusione l’Autorità è giunta nel caso di un cittadino che, coinvolto tra il 2006 e il 2007 in una vicenda di pedofilia dalla quale era stato assolto nel 2009, continuava a trovare su Google link a quell’evento con informazioni non aggiornate. Per questo chiedeva che il motore di ricerca rimuovesse quei risultati. Anche in questo caso Google ha opposto l’interesse pubblico, mentre il Garante ha ravvisato la necessità di cancellare il rimando ai dati.
Di segno opposto, invece, l’orientamento dell’Autorità negli altri sette casi esaminati. Il Garante ha, infatti, ritenuto che i rilievi del colosso informatico – che si è rifiutato di procedere alla deindicizzazione dei link, adducendo il prevalente interesse pubblico della notizia – in quelle sette fattispecie fossero corretti.
Anche secondo l’Autorità le vicende processuali in cui si trovavano coinvolti i diversi ricorrenti che chiedevano il diritto all’oblio erano, infatti, recenti e non era stata scritta la parola “fine” sulla vicenda giudiziaria. Troppo presto, dunque, per pretendere di essere dimenticati dal motore di ricerca di Google.
Con queste prime pronunce il Garante ha iniziato a mettere in pratica quanto sancito dai giudici Ue, i quali hanno imposto alla società californiana di dare un riscontro ai cittadini che chiedono di veder cancellati dai risultati della ricerca online i link che contengono il nominativo del richiedente, link ai quali si arriva digitando come parola chiave il nome dell’interessato.
A Google è riservata la valutazione di vari elementi, tra i quali l’interesse pubblico della notizia, la sua accuratezza e aggiornamento,il tempo trascorso dal fatto.
Nel caso il diritto all’oblio venga negato, l’interessato può rivolgersi al giudice o al Garante della privacy, così come i nove cittadini che hanno fatto da apripista.

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