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Il G20 contro la finanza ombra

L’Europa si presenterà al summit del G20 «per l’occupazione e la crescita» e contro l’evasione fiscale della prossima settimana (5-6 settembre a San Pietroburgo) con una proposta di regolamentazione dello shadow banking, il sistema di credito che coinvolge entità e attività al di fuori del normale sistema bancario, spesso e volentieri usati anche dalle banche: tra gli altri, fondi speculativi (gli hedge funds) e i fondi del mercato monetario. In particolare questi ultimi saranno oggetto di una bozza di regolamento che il Commissario al mercato interno e servizi Michel Barnier presenterà mercoledì prossimo a Bruxelles.

La proposta dell’Ue. Seguendo le raccomandazioni del Fondo monetario internazionale e del Financial board del G20, la Commissione Ue prova a irreggimentare uno dei settori finanziari maggiormente coinvolti nel «contagio» della grande crisi, ma al tempo stesso più necessari al mantenimento della liquidità. Le dimensioni del sistema bancario ombra sono state stimate, a livello globale, in 51 mila miliardi di euro nel 2012 (30 mila miliardi in più rispetto al 2002), una bella fetta, il 25-30%, dell’intero sistema finanziario. Secondo le bozze del regolamento trapelate nei mesi scorsi, Barnier sarebbe pronto a imporre ad alcuni tipi di fondi del mercato monetario il mantenimento di una riserva di capitale per assorbire le perdite. Scelta che secondo gli addetti ai lavori «ucciderebbe il mercato». Decisione necessaria invece secondo l’Esecutivo comunitario, che considera questi fondi esposti agli stessi rischi del sistema bancario, ma senza le sue protezioni, passibili di riscatti massicci e immediati da parte dei clienti e, quindi, ad alto «rischio-sistemico» per i contribuenti. Anche la Commissione Usa per i titoli e gli scambi aveva avanzato una proposta analoga, salvo fare marcia indietro a favore di una regolamentazione più soft. Lo stesso approccio che potrebbe essere seguito dai Grandi al summit di San Pietroburgo.

Il G20 anti-evasione. Evoluzione della situazione in Siria permettendo, l’agenda del G20 sarà incentrata su occupazione e crescita, anche attraverso la trasparenza e la regolamentazione dei mercati finanziari. Dagli incontri preliminari, sembra che sullo shadow banking i Grandi siano orientati a usare cautela, proprio per evitare contraccolpi sulla liquidità a livello globale in una fase delicata, in cui si notano i primi segni di ripresa. Più decisione è attesa sul sistema automatico di scambio di informazioni contro l’evasione fiscale. Con la firma della Cina, pochi giorni fa, tutte le grandi economie del mondo si sono impegnate a trovare uno standard globale per scambiarsi dati in prospettiva anti-paradisi fiscali e anti-evasione. L’adesione di Pechino era l’ultimo ostacolo politico da superare per concretizzare un’idea lanciata nel 2011 dal G20 di Cannes. Ora si tratta di trovare un accordo operativo che faccia funzionare il sistema. I leader mondiali saranno anche chiamati a ratificare gli impegni contro l’elusione internazionale che hanno già avuto il via libera dei ministri delle finanze. Nel mirino ci sono le falle degli accordi bilaterali per la cooperazione fiscale tra paesi, sfruttate dalle grandi corporation del digitale, ma non solo, per eludere miliardi di tasse. La scorsa estate i ministri hanno dato l’ok alla tabella di marcia di due anni presentata dall’Ocse perché le società siano obbligate a riportare alle autorità con chiarezza e con specifiche informazioni Paese per Paese, dove risiedono e dove fanno profitti. Ai capi di Stato spetterà l’ultima parola sul piano.

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