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Il G-7 crea confusione sui mercati

Il G-7 si è impegnato ieri con l’atteso comunicato a evitare guerre valutarie, ma una sequela di interpretazioni contrastanti ha provocato una giornata ad alta volatilità sui mercati dei cambi. Intanto, da Madrid, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha fatto sapere che non c’è nessuna guerra valutaria in corso.
I ministri finanziari e i governatori del Gruppo dei 7 (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Canada) hanno ribadito l’impegno a lasciare che siano i mercati a determinare l’andamento dei cambi e hanno affermato che le loro politiche monetarie e fiscali resteranno orientate verso i rispettivi obiettivi nazionali e non avranno come obiettivo il cambio. Hanno poi ripetuto la loro avversione a volatilità eccessiva e movimenti disordinati della valute, che possono avere implicazioni negative per la stabilità delle economie e dei mercati.
L’intervento del G-7, a pochi giorni dalla riunione di Mosca del G-20, alla quale partecipano anche i rappresentanti delle grandi economie emergenti e dove la “guerra valutaria” sarà uno dei temi forti, è stato dettato dalla necessità di calmare le acque dopo che il nuovo Governo giapponese ha annunciato di voler rilanciare l’economia attraverso politiche che inevitabilmente provocheranno un calo dello yen, infatti già ben avviato.
I mercati valutari hanno però preso l’annuncio come un segno che il G-7 non intende seriamente contrastare l’azione delle autorità giapponesi. Tra l’altro, nella serata di lunedì, il sottosegretario al Tesoro Usa, Lael Brainard (che rappresenterà Washington a Mosca in attesa dell’insediamento del nuovo segretario) aveva detto di sostenere gli sforzi di Tokyo. Il ministro delle Finanze giapponese, Taro Aso, ha prontamente espresso il suo apprezzamento per il tono della nota e lo yen ha ripreso la sua discesa. Fino a che un esponente anonimo del G-7 ha fatto sapere alla Reuters che c’era stato un errore di interpretazione e, pur non facendo nomi, il comunicato mirava comunque a individuare il Giappone e frenare la svalutazione dello yen. A quel punto è intervenuto il Tesoro inglese (che quest’anno ha la presidenza del G-7 e aveva tirato le fila della redazione del comunicato) per dire che non c’era stato nessun errore di interpretazione e che la nota intendeva mostrare il consenso dei sette sulla questione dei cambi. Il risultato è stata una giornata in altalena soprattutto per la moneta nipponica, che ha chiuso a 93,50.
Da Madrid, dove era stato invitato a parlare al Parlamento spagnolo, è intervenuto anche Draghi, sostenendo che «è esagerato» parlare di guerra dei cambi e di non vedere nulla del genere. Il presidente della Bce ha ribadito che il cambio è importante per la crescita e la stabilità dei prezzi e che sarà in grado di valutare meglio l’impatto del recente rialzo dell’euro una volta che saranno disponibili le nuove previsioni degli economisti della Bce, il mese prossimo. Draghi ha anche osservato che alcune dichiarazioni sui cambi sono «inappropriate», se cercano di limitare l’indipendenza della Bce, e «inutili». Commenti che sono suonati come un rimbrotto all’uscita del presidente francese François Hollande, che la settimana scorsa aveva invocato una politica del cambio per l’eurozona e l’adozione di un obiettivo di medio termine per l’euro. Peraltro ieri lo stesso Hollande ha parzialmente corretto il tiro. Il capo dell’Eurotower ha ammesso che l’aggiustamento adottato in vari Paesi tarda a rivelare i suoi effetti benefici e ha detto di esser conscio della dimensione umana della recessione. A suo parere, nessun Paese ha però completato i compiti delle riforme, soprattutto su liberalizzazioni e mercato del lavoro. Inoltre, ha sostenuto Draghi, vanno fatti dettagliati piani di bilancio per ridurre la spesa pubblica.
Per il commissario europeo Olli Rehn è importante che ci sia un coordinamento per evitare svalutazioni competitive. E quel che cercherà di fare il G-20, possibilmente con maggior chiarezza del G-7.

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