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Il G-20 punta sulla web economy

Si è concluso domenica a Cairns (Australia) il meeting dei ministri delle Finanze del G20. Come dichiarato nel comunicato stampa rilasciato al termine dei lavori, i ministri economici del G20 hanno ribadito il forte impegno a fornire una risposta globale che contrasti efficacemente le pratiche elusive internazionali aumentando la trasparenza in ambito tributario e recuperando risorse da destinare alla ripresa economica.
In particolare, uno dei temi che già in sede di stesura ha ricevuto maggiori commenti da parte della business community e dei partecipanti ai lavori è stato quello dell’economia digitale. Le raccomandazioni pubblicate dall’Ocse illustrano – tra le altre – le sfide imposte dall’evoluzione della digital economy a livello fiscale, ad esempio con lo sviluppo di nuove modalità di business come e-commerce e vendita di pubblicità online. Punto di discussione tra gli addetti ai lavori è, nello specifico, la mancanza di nesso di causalità tra il luogo dove viene tassato il profitto e il luogo dove l’attività viene effettivamente svolta e che ad oggi ha consentito, non solo alle grandi multinazionali, di ridurre in maniera significativa la base imponibile in Paesi come l’Italia.
Un nuovo modo modello di business a cui ad oggi non ha fatto ancora seguito un aggiornamento delle regole fiscali. Il documento presentato dall’Ocse indirizza appunto le principali criticità da superare, quali ad esempio la revisione della nozione di stabile organizzazione, la rilevanza dei beni intangibili e il loro impatto sulle politiche di transfer pricing, la possibile non adeguatezza delle regole esistenti in materia di tassazione di imprese estere controllate, le possibili politiche di pianificazione fiscale aggressiva in materia di imposte indirette.
Il lavoro dovrebbe essere completato entro dicembre 2015. Alcuni Governi si sono già mossi per allinearsi alle considerazioni emerse in sede Ocse, come ad esempio l’Italia con la cosiddetta “web tax”, introdotta con la legge di stabilità 2014 (legge 27 dicembre 2013, n. 147). Con riferimento all’Iva, era stato previsto l’obbligo di acquisto di servizi online di pubblicità e link sponsorizzati unicamente da soggetti titolari di una partita Iva rilasciata dall’agenzia delle Entrate. Tale obbligo è stato tuttavia eliminato dal Dl 16/2014. Con riferimento al transfer pricing, sono state introdotte nuove norme relative alla determinazione del valore normale delle operazioni infragruppo per le aziende che operano nell’ambito della pubblicità online o che forniscono servizi ad essa ausiliari.
Il G20 ha inoltre approvato il piano di attuazione dello standard globale per lo scambio automatico di informazioni tributarie, sviluppato in combinazione con l’Ocse per contrastare l’evasione fiscale, e ha riconosciuto i significativi progressi raggiunti nell’attuazione del piano per combattere l’erosione della base imponibile e del trasferimento dei profitti (Base Erosion and Profit Shifting-Beps) sulla base del primo set di raccomandazioni pubblicate dall’Ocse il 16 settembre scorso.
Lo scambio automatico denominato anche Common Reporting Standard (Crs) rappresenta la naturale evoluzione multilaterale della normativa statunitense Fatca, entrata in vigore il 1° luglio di quest’anno, che prevede l’identificazione dei soggetti statunitensi titolari di conti finanziari presso intermediari finanziari esteri e la successiva segnalazione all’autorità locale. Il Crs si fonda sulla stessa impalcatura normativa, fatte salve alcune differenze determinate dalla sua natura multilaterale, prevedendo l’identificazione dei soggetti non residenti titolari dei conti finanziari e la segnalazione annuale degli stessi alla competente Autorità fiscale (nel caso dell’Italia, l’agenzia delle Entrate), che scambierà in automatico tali informazioni con le altre Autorità.
Ad oggi più di 65 Paesi, tra i quali anche la Svizzera, l’Austria e paradisi fiscali come le Cayman Islands, si sono già impegnati per l’adozione e l’implementazione del Crs nei prossimi anni, abbandonando il segreto bancario verso una maggiore e tangibile trasparenza internazionale.

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