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Il G-20 potenzia il piano per la crescita

I Paesi del G-20 sono «pronti a usare tutti gli strumenti per sostenere la crescita mondiale», secondo una bozza del comunicato che i capi di Stato e di Governo dei grandi Paesi industriali e delle maggiori potenze emergenti sottoscriveranno questo fine settimana a conclusione del vertice di Brisbane, ma sulla quale gli sherpa stavano ancora lavorando nella nottata di ieri.
Nel corso dell’anno, il G-20 si è concentrato sulle riforme strutturali per migliorare nel medio termine il potenziale di crescita dell’economia e adotterà domenica il cosiddetto “Piano d’azione di Brisbane”, contenente quasi mille misure. La spinta aggiuntiva alla crescita mondiale che ne deriverà entro il 2018 potrà andare anche «leggermente al di là» dell’obiettivo del 2% fissato dalla presidenza australiana, ha detto al Sole 24 Ore il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, secondo cui le riforme adottate da un Paese possono avere effetti positivi anche sugli altri.
Da quando però il piano è stato avviato all’inizio dell’anno, la situazione dell’economia mondiale è nettamente peggiorata. Il Fondo monetario, che già nelle sue previsioni di ottobre aveva tagliato la crescita al 3,3% quest’anno e al 3,8% il prossimo, in una nota preparata per il vertice rileva che dal mese scorso sono aumentati i fattori di preoccupazione, con la correzione, seppure temporanea dei mercati finanziari, e ulteriori segni di debolezza dell’attività economica.
Il centro studi bavarese Ifo nel suo sondaggio sulla situazione mondiale nel quarto trimestre dell’anno, pubblicato ieri, rileva un netto peggioramento delle aspettative. I rischi al ribasso persistono, afferma il Fondo. Per questo, il G-20 di Brisbane si trova anche ad affrontare un problema di breve periodo, mentre nei mesi scorsi aveva contato su una ripresa graduale. Questa invece, dice la bozza di comunicato, resta «lenta e diseguale», senza la forza necessaria a creare posti di lavoro. C’è bisogno di un rafforzamento e di un riequilibrio della crescita mondiale, secondo il documento. La politica monetaria, dirà il G-20, deve continuare a sostenere la crescita e affrontare le pressioni deflazionistiche, un timore particolarmente vivo nell’Eurozona. La politica fiscale, pur continuando a muoversi in direzione della riduzione del debito pubblico, dovrà sfruttare i margini di flessibilità possibili. Entrambe sono però complementari e non sostitutive delle riforme strutturali, contenute nel Piano d’azione. È importante, dice al Sole 24 Ore un partecipante di alto livello ai lavori di Brisbane, che l’accento sia ora sulla crescita e l’occupazione e non più solo sull’aggiustamento.
La crisi europea resta al centro delle preoccupazioni. «L’Europa rischia la perdita di un decennio», ha dichiarato alla vigilia del vertice il segretario al Tesoro Usa, Jacob Lew, rilevando l’impatto negativo della stagnazione europea sul resto del mondo. La nota preparatoria del Fondo monetario osserva che nell’area euro, se da un lato «la minor restrizione dell’aggiustamento dei conti pubblici e l’ulteriore allentamento della politica monetaria dovrebbero sostenere l’attività, si prevede che la crescita si rafforzerà più gradualmente e in modo diseguale in quanto i freni che sono eredità della crisi cedono solo lentamente». L’Fmi ricorda che rispetto ad aprile le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo per la Spagna, ma al ribasso per l’Italia. Il Fondo sollecita nuovamente la Bce a ulteriori misure, compreso l’acquisto di titoli pubblici, se necessario.
Per far ripartire la crescita, il G-20 punta molto anche sugli investimenti in infrastrutture, con il coinvolgimento di capitali privati, come verrà sottolineato dai leader nel loro comunicato di domenica. La presidenza australiana creerà un “hub”, che metta in contatto governi e imprenditori e che dia visibilità ai progetti, soprattutto nei Paesi emergenti e in via di sviluppo. La Banca mondiale e le altre istituzioni finanziarie internazionali, che attualmente forniscono oltre 130 miliardi di dollari l’anno per il finanziamento di infrastrutture, hanno diffuso ieri una dichiarazione in cui si impegnano a contribuire alla messa in atto dell’iniziativa del G-20 in questo campo. Secondo le stime di queste istituzioni, le necessità infrastrutturali nei Paesi emergenti e in via di sviluppo sono pari a circa mille miliardi di dollari l’anno.
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