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Il futuro Fiat secondo i suoi operai valanga di messaggi da Mirafiori

TORINO — Ci sono i “governo ladro”, i filotedeschi, i “giù le mani dalla Panda”. Quelli che pensano che sia tutta colpa di Monti e quelli che, naturalmente, se la prendono con Marchionne. Soprattutto ci sono i molti che scrivono: «Ci avete lasciato soli, Mirafiori morirà». Come tanti biglietti nella bottiglia, pretweet in versione cartacea, i messaggi anonimi delle tute blu di Mirafiori raccontano più di tante indagini sociologiche lo stato d’animo di quel che resta della grande fabbrica nella crisi. Il pessimismo travolge tutti, dalla politica ai sindacati, all’amministratore delegato. E c’è chi propone: «Trattiamo con la Volkswagen».
Per un curioso scherzo del destino, quello che doveva essere un normale questionario sindacale (in questo caso promosso dalla Fiom con 4.000 risposte ottenute), si trasforma nel confessionale della fabbrica. É bastato lasciare cinque righe bianche in fondo al foglio per aprire il vaso di Pandora. Sono arrivate centinaia di messaggi e proposte per rispondere alla domanda: «Che fare per il rilancio di Mirafiori? ».
Inaspettatamente il mucchio più consistente di proposte riguarda la politica, a tutti i livelli, partendo da Monti per arrivare a Fassino. Un messaggio lo scrive chiaramente: «Gli scioperi sarebbero inutili finché ci sono certi personaggi che ci governano. Si deve andare davanti al governo, non fuori dai cancelli della fabbrica». «Bisognerebbe muoversi subito ma la cosa più brutta è che siamo lasciati soli dalle forze politiche di qualsiasi partito». Lo sconforto nei confronti della politica riguarda direttamente Monti: «Quando il presidente del consiglio dice che la Fiat ha il dovere di investire all’estero, chi ci dà una mano? ». Questo dunque è il messaggio che è arrivato a Mirafiori, questa è la traduzione della frase di Monti: «La Fiat, come ogni azienda privata, ha il diritto di decidere dove investire». Ce n’è anche per il sindaco di Torino. «Bisognerebbe convocare Piero Fassino ricordandogli la sua frase: ‘Mai più soli gli operai di Mirafiori’». Dal disincanto non si salva nemmeno il sindacato. Bisognerebbe «abolire tutti i sindacati, ricominciare a tutelare tutti gli operai in un sindacato unico e fare fuori tutti coloro che non vogliono farci lavorare ». «Ci vuole un sindacato unico che difenda i diritti dei lavoratori e che non vada dietro ai partiti». L’idea del sindacato unico rieccheggia il modello «della Germania dove i lavoratori sono rappresentati e difesi». Per un altro operaio «è necessario contrastare questo momento di delirio sindacale e padronale ». «Ci vuole il buon esempio di tutti — scrive un altro — anche dei sindacalisti che devono stare a casa come tutti e non lavorare sempre prendendo il posto di uno di noi». Il riferimento è ai turni di cassa integrazione e alle rare giornate di lavoro in linea. Il fascino del modello tedesco si avverte nei messaggi di chi propone di «fare come in alcuni paesi dove il sindacato ha le azioni e siede dentro l’azienda». Che è poi quanto avviene in Chrysler: «Bisognerebbe che il sindacato possedesse ingenti quantitativi di azioni
Fiat per contrastarla dal tavolo delle decisioni».
Un’ipotesi, quella del sindacatopadrone, che non sembra attualmente percorribile, almeno in Italiua. Ecco dunque che torna la tradizionale discussione sulle forme di lotta più adeguate. Molti concordano sul fatto che «oggi fare sciopero significa solo fare un favore all’azienda perché siamo sempre in cassa integrazione». In alternativa c’è chi propone lo sciopero alla giapponese: «Proteste simboliche come mettersi una fascia al braccio durante l’orario di lavoro». All’opposto c’è chi propone di «bloccare tutta Torino» o di «boicottare tutti i prodotti Fiat» fino a quando «Marchionne non mantiene le promesse ». Non manca chi chiede di «espropriare» l’azienda o di «nazionalizzarla».
Non è un periodo facile per l’ad: «Con il signor Marchionne non si va da nessuna parte». Ma anche l’azionista non sembra godere di grande popolarità: «Elcan (sic!) deve provare a diventare povero per sapere che cosa vuol dire mangiare il pane duro e fare i sacrifici». Così c’è chi pensa di rivolgersi alla concorrenza: «Bisogna mandar via la Fiat e il sindacato deve trattare con la Volkswagen e altri. Però la Fiat deve andare via senza prendere niente». All’opposto c’è chi spera che un maggiore nazionalismo possa tutelare il lavoro italiano: «Il governo dovrebbe
mettere una tassa sulle auto della Fiat prodotte in Polonia». «La Fiat dovrebbe produrre tutta la Panda in Italia, non solo quella nuova ma anche quella vecchia».
Messaggi certamente contraddittori. Non un campione statistico ma grida di una insoddisfazione che in molti casi è già diventata rabbia. O sconforto. Come quello dei molti che scrivono: «Ormai lottare è inutile. Adesso aspettiamo solo che chiudano». «Che fare per difendere Mirafiori? Non lo so. Mi è finita la fantasia».

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