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Il futuro di Edison all’esame di A2A

di Cheo Condina

Il d-day Edison è arrivato. Il riassetto di Foro Buonaparte torna oggi ufficialmente all'esame dei consigli di gestione e di sorveglianza di A2A. Una vera e propria maratona che ha un obiettivo chiaro: cambiare marcia sul negoziato con Edf, confermando il mandato ai manager, i presidenti Giuliano Zuccoli e Graziano Tarantini e il direttore generale Renato Ravanelli, per apportare eventuali correttivi all'accordo già raggiunto a marzo e chiudere le trattative con i francesi entro la data limite del 15 settembre. Per farlo c'è un già una confortante base di partenza: il via libera dei grandi soci di A2A, il Comune di Milano e di Brescia, a riprendere il percorso lì dove era stato abbandonato, recuperando così l'accordo che permetterebbe all'ex municipalizzata di rafforzarsi nel l'idroelettrico, concentrarsi su una leadership nazionale e abbattere contemporaneamente in misura significativa il debito. Tra i sindaci Giuliano Pisapia e Adriano Paroli, seppure di colori politici diversi, negli ultimi giorni si sarebbe raggiunta piena sintonia sul proseguio della trattativa con Edf. Ora tocca ai consigli di amministrazione riprendere in mano lo schema d'intesa con i francesi che a marzo scorso, prima dello stop imposto da Via XX Settembre, aveva disegnato un'insperata quadra su Foro Buonaparte.

Da oggi, insomma, si fa sul serio. Tanto più che, secondo le indiscrezioni della vigilia, i cda non saranno solamente «informativi», ma potrebbero riservare una componente dialettica e potenzialmente costruttiva. «Vogliamo capire fino in fondo se quella di marzo è la migliore delle intese possibili – sottolinea un consigliere di gestione – Ammesso che lo sia, chi ci garantisce che il ministro Tremonti non blocchi nuovamente tutto? A quel punto Edf potrebbe non accettare un'ulteriore proroga e ci trascinerebbe all'asta». Altri consiglieri, pur consapevoli della validità dell'impianto condiviso in primavera con i francesi, sottolineano il ruolo preponderante giocato nelle trattative dal tandem Tarantini-Ravanelli. Di qui l'auspicio che, nelle prossime settimane, si assista a una maggiore coinvolgimento delle banche d'affari ingaggiate per la partita: Banca Imi, Mediobanca e soprattutto Merrill Lynch, che vede in Maurizio Tamagnini, profondo conoscitore del sistema Italia, un interlocutore perfetto per evitare un nuovo strappo con il ministero dell'Economia, preoccupato dalla sostanziale presa di controllo di Edison da parte di Edf.

I consigli di oggi, peraltro, non saranno che il punto di partenza di due mesi probabilmente destinati a diventare l'ennesima corsa contro il tempo. E che presentano due rebus ancora da risolvere. In primis c'è da verificare la posizione dei transalpini: saranno disposti ad accettare il compromesso di marzo? Oppure le mutate condizioni di mercato e la crescente incertezza politica italiana (con il rischio di un nuovo rinvio in zona Cesarini) potrebbero spingerli a immaginare soluzioni alternative, compresa – ipotesi da non escludere – quella del l'asta? Ad oggi non è dato saperlo, l'unica certezza è che sia A2A che Edf hanno preso piena coscienza che l'attuale governance è diventata incompatibile con le necessità di sviluppo industriale di Foro Buonaparte. In secondo luogo c'è il tema, non meno spinoso, dei malumori di alcuni soci di Delmi, la holding che raggruppa la cordata italiana guidata da A2A e che a sua volta controlla Edison, pariteticamente con Edf, attraverso Transalpina di Energia. Da Iren (che è anche azionista di Edipower) continuano a trapelare fastidio e preoccupazione per un negoziato che potrebbe vederla, come a marzo, semplice spettatore. Per questo, è plausibile che Franco Baiguera, commercialista bresciano e presidente di Delmi, a valle degli appuntamenti di oggi, possa convocare a stretto giro un consiglio d'amministrazione della holding per fare il punto sullo stato delle trattative.

 

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