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Il futuro dell’Europa

La Francia va in controtendenza. Secondo i primi sondaggi, il volto più populista del centrodestra francese, Nicolas Sarkozy, è stato eliminato a sorpresa nelle primarie per scegliere il candidato all’Eliseo. L’ex presidente, 61 anni, che aveva “trumpizzato” la sua campagna elettorale negli ultimi giorni, non parteciperà al ballottaggio di domenica prossima. L’eliminazione al primo turno rappresenta per lui una clamorosa sconfitta. Gli elettori hanno preferito due figure meno di rottura, più tradizionali, il moderato Alain Juppé e il conservatore François Fillon, che si sfideranno tra una settimana per ottenere la nomination.
Il duello annunciato da settimane tra Juppé e Sarkozy dunque non ci sarà. Negli ultimi giorni, molti istituti avevano rilevato la spettacolare rimonta di Fillon, 63 anni, ma nessuno immaginava davvero che l’ex premier che ha governato per cinque anni con Sarkozy sarebbe potuto diventare il suo assassino politico, anche se la rivalità tra i due è storica e acerrima. È lui la vera novità di queste primarie. L’outsider che nessuno si aspettava che secondo alcuni risultati ancora parziali potrebbe addirittura superare Juppé, il grande favorito del voto di ieri, quasi già incoronato leader e forse capo dello Stato.
E invece non è andata così. I giochi si riaprono, le carte si mischiano. Ancora una volta i sondaggi sono stati smentiti. La partecipazione all’inedita consultazione per la scelta del leader del centrodestra è stata molto più alta delle previsioni: oltre 4 milioni di votanti, un record superiore anche a quelle organizzate dal centrosinistra nel 2011 che avevano registrato 2,7 milioni di elettori. Segno che l’antipolitica non vince sempre. Il centrodestra francese non aveva mai organizzato una consultazione aperta, esercizio democratico difficile per gli eredi del gollismo.
Le primarie si sono trasformate in una sorta di referendum pro o contro Sarkozy, almeno per gli elettori centristi o addirittura di sinistra che hanno deciso di partecipare alla consultazione pur di impedire all’ex presidente di ottenere la nomination. Secondo alcune stime hanno partecipato al voto 63% di elettori del centrodestra, 15% della sinistra, 8% del Front National e 14% senza partito.
Il ballottaggio tra Juppé e Fillon rappresenta una ritorno ai fondamentali per il centrodestra francese, mentre Sarkozy ha sempre incarnato una forma di trasgressione. I due candidati alla nomination hanno in comune l’antisarkozysmo, un’immagine pacata e sobria. Ma la loro sensibilità politica e i programmi si differenziano molto. Fillon rappresenta la destra cattolica conservatrice, radicata nelle campagne e nella Francia profonda. Ha un approccio duro su temi come l’immigrazione e terrorismo, ha pubblicato un libro dal titolo: “Contro il totalitarismo islamico”. È liberale sull’economia, vuole tagliare oltre 100 miliardi di spesa pubblica. In politica estera è un europeista prudente, dichiaratamente filo-russo, si avvicina a una tradizione gollista antagonista rispetto agli Stati Uniti.
Per Juppé lo scenario si complica. Il sindaco di Bordeaux, 71 anni, resta forte nelle grandi città, moderato su immigrazione e Islam, promotore dello slogan su una “identità felice” del Paese, meno liberale sull’economia, difensore del Welfare State e favorevole a una maggiore integrazione europea. Annunciato da mesi come il favorito all’Eliseo, Juppé non è più neanche certo di essere il candidato prescelto. Il risultato di ieri riapre la gara. Per Juppé l’eliminazione di Sarkozy è una falsa buona notizia. Si era preparato da mesi per affrontare l’ex presidente e invece dovrà vedersela con un Fillon saltato fuori dal nulla e già fortissimo. I due candidati alla nomination avranno un faccia a faccia televisivo giovedì, poi domenica il voto. Da allora comincerà la vera campagna elettorale per le presidenziali previste il 23 aprile. La scelta del leader del centrodestra rischia di condizionare l’intero paesaggio politico, con ricadute anche sulle primarie a sinistra. Altre sorprese sono ancora possibili.

Anais Ginori

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