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Il fotovoltaico gioca la carta dei distretti

di Enrico Netti

In attesa di conoscere lo schema degli incentivi del «quarto conto energia» le oltre 800 aziende della filiera italiana del fotovoltaico archiviano un 2010 estremamente positivo. Il Belpaese è il secondo paese al mondo, dopo la Germania, per potenza fotovoltaica installata lo scorso anno: 2.100 mW (+192%) che potrebbero superare i 6mila se tutti gli impianti che beneficiano del decreto “salva Alcoa” venissero effettivamente allacciati alla rete.

Vola così il giro d'affari del settore che oscilla tra i 7,6 miliardi (nel primo caso) e i 21,5 miliardi. L'occupazione diretta raggiunge le 18.500 unità che arrivano a circa 50mila considerando l'indotto. E nei tre distretti, in Puglia, nel padovano e in Brianza, dove si concentra l'attività della filiera nazionale sono stati raggiunti elevati livelli di saturazione degli impianti. Questi i dati più importanti contenuti nella terza edizione del Solar Energy Report realizzato dall'Energy & strategy group della School of Management del Politecnico di Milano che sarà presentato giovedi nel capoluogo lombardo.

Per quanto di recente costituzione i tre distretti principali puntano a diventare degli aggregatori nel fare "massa critica" sia nella parte industriale sia per la ricerca e sviluppo come nel caso di quello di Monza e Brianza. «Vorremmo creare un polo di ricerca sui materiali utilizzati per le rinnovabili e a verificare le aree di convergenza tra energia e Ict come le "smart grid" (le reti intelligenti per la distribuzione di energia elettrica ndr) dove siamo impegnati in un progetto pilota» spiega Giacomo Piccini, direttore generale del distretto bianzolo "Green and high tech". Per quest'anno Piccini punta anche ad incrementare il numero delle Pmi del distretto ma pesa «il fortissimo rallentameno dell'attività dovuto all'incertezza sul prossimo conto energia». Un'incertezza che negli ultimi mesi ha frenato la nascita di nuovi progetti.

Le Pmi imboccano così la strada dell'internazionalizzazione: secondo il report nel 2010 il 55% dei produttori di celle e moduli, era il 40% nel 2009, esporta e Francia, Israele, Germania e Grecia sono i mercati più promettenti. «È il segno dell'aumento della competitività all'estero» sottilinea Vittorio Chiesa, direttore dell'Energy e strategy group e curatore del rapporto.

Ad aumentare è la presenza del "made in Italy" lungo la filiera, in un momento in cui i numeri delle installazioni stanno diventando importanti. «Le nostre imprese hanno dimostrato di essere cresciute – continua Chiesa -. Nel 2008 la quota di marginalità lorda complessiva era del 28% mentre l'anno scorso è stato raggiunto il 42%». Anche per questo motivo il 2010 viene considerato positivamente, ma rimane il forte gap con i competitor internazionali. A penalizzare le Pmi è la "debolezza" finanziaria e l'estrema volatilità del mercato. Un altro elemento di cambiamento nel 2010 è legato alle installazioni di impianti di grande potenza, le centrali fotovoltaiche sopra il mW. Un segmento in crescita che genera un business tra i 1,6, erano circa 300 milioni nel 2009, e tocca i 4 miliardi di euro se si considerano gli impianti del decreto "salva Alcoa".

Lungo la filiera industriale la voce più importante è quella della distribuzione e installazione dei pannelli, che vale ben 7,6 miliardi. I produttori di celle e moduli l'anno scorso hanno visto crescere del 125% il fatturato che ha toccato i 3,2 miliardi. Considerando gli impianti ultimati e non ancora allacciati alla rete nazionale il giro d'affari quasi triplica. Gli investimenti in macchine e tecnologie di processo, sempre secondo il rapporto, hanno invece superato i 120 milioni. E aumentano a due cifre (+37%) anche i ricavi dei produttori di silicio e wafer, con ricavi per 1,4 miliardi.

 

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