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Il Fondo pluriennale è un rebus

Gli enti locali devono monitorare con grande attenzione il Fondo pluriennale vincolato (Fpv) al fine di evitare irregolarità contabili e problemi di elusione dei vincoli di finanza pubblica. In effetti, come ampiamente dimostrato dall’esperienza degli sperimentatori, il Fpv si sta rivelando la novità, fra quelle introdotte dalla nuova contabilità, più complessa da gestire.

In generale, esso è un saldo finanziario, costituito da risorse già accertate destinate al finanziamento di obbligazioni passive dell’ente già impegnate, ma esigibili in esercizi successivi a quello in cui è accertata l’entrata; come tale, il Fpv garantisce la copertura di spese imputate agli esercizi successivi a quello in corso, in ossequio al principio della competenza finanziaria potenziata.

Ciò premesso, vediamo in estrema sintesi quali sono le questioni più controverse. Una prima serie di dubbi riguarda gli importi del Fpv da iscrivere nel rendiconto 2015. In primo luogo, potrebbero essersi verificate delle economie su impegni reimputati. In tal caso, occorre ridurre anche il fpv in entrata?

A leggere i principi contabili parrebbe di sì, ma Ifel sostiene in contrario e ha presentato un quesito ad Arconet. È certo, invece, che vada cancellato il Fpv che avrebbe dovuto formarsi nel corso dell’esercizio, ma che non si è concretizzato per la mancata realizzazione delle entrate previste.

Altro aspetto che crea incertezze è legato alla possibilità di attivare il Fpv in sede di riaccertamento ordinario. Non sempre è corretto utilizzarlo per garantire la copertura delle spese reimputate. Ciò anche alla luce del fatto che il Fpv quest’anno ha una rilevanza peculiare ai fini del pareggio di bilancio, per cui un suo utilizzo «disinvolto» potrebbe creare problemi di elusione.

In linea generale, è consentito movimentare il Fpv se si tratta di spesa finanziata da entrate vincolate. Negli altri casi, la spesa reimputata dovrà essere finanziate con entrate «fresche».

Tale regola vale in modo stringente per la spesa corrente, anche se conosce significative, ma tassative, eccezioni: 1) le spese finanziate con trasferimenti correnti vincolati, esigibili in esercizi precedenti a quelli in cui è esigibile la corrispondente spesa; 2) il salario accessorio del personale, laddove sia stato sottoscritto il contratto decentrato; 3) le spese per i legali esterni; 4) gli impegni di spesa che, a seguito di eventi verificatisi successivamente alla registrazione, risulta non più esigibile nell’esercizio cui il rendiconto si riferisce (cosiddetto fatto sopravvenuto).

Il Fpv è invece di norma applicato per la reimputazione della spesa in conto capitale. Negli altri casi, il residuo deve essere eliminato definitivamente (e non reimputato) e le risorse che finanziavano la spesa confluiscono in avanzo di amministrazione.

Infine, deve essere ricordato che il Fpv di spesa finale deve essere sottratto al risultato di amministrazione nella schema di rendiconto armonizzato (che per la generalità degli enti svolge ancora funzione conoscitiva per il 2015).

Ciò porterà a cifre diverse (più basse) rispetto a quelle emergenti dal rendiconto redatto secondo il previgente ordinamento contabile. Toccherà ai responsabili spiegare che i tratta di un effetto derivante dalla diversa rappresentazione delle stesse evidenze contabili.

Per quanto concerne il bilancio di previsione, l’importo complessivo dei Fpv tra le entrate di ciascun esercizio deve corrisponde all’importo dei correlati stanziamenti di spesa complessivi dell’esercizio precedente.

Solo con riferimento al primo esercizio (il 2016 per i preventivi in corso di approvazione) il Fpv in entrata può risultare inferiore all’importo accantonato in spesa dell’esercizio precedente, nel caso in cui sia possibile stimare o far riferimento, sulla base di dati di preconsuntivo all’importo, riferito al 31 dicembre dell’anno precedente al periodo di riferimento del bilancio di previsione, degli impegni imputati agli esercizi precedenti finanziati dal Fpv.

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