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Il Fondo monetario: Pil giù anche nel 2013

La priorità – dice il Fondo monetario internazionale – è l’Europa perché la sua crisi «continua a costituire la minaccia più evidente per le prospettive dell’economia mondiale». Una volta di più, ieri, gli economisti dell’organizzazione di Washington hanno chiesto ai governi del Vecchio continente di agire rapidamente per rendere operativo il Fondo salva-Stati (ESM), entrato in vigore ieri, per definire e completare il progetto di unione bancaria, per proseguire nel risanamento dei bilanci secondo regole uniformi di rigore e nelle riforme strutturali.
Perché solo così, muovendosi «senza ritardi», facendo rapidamente la propria parte («la Bce la sua la sta facendo») i responsabili della politica potranno evitare «un ulteriore escalation della crisi dell’euro» e potranno creare le condizioni per uno scenario più favorevole di crescita non solo in Europa ma in tutto il mondo. Già perché le previsioni dell’economia peggiorano – ha evidenziato ieri l’outlook del Fondo alla vigilia dell’Assemblea autunnale che quest’anno si tiene a Tokyo – e non c’è tempo da perdere.
La revisione al ribasso delle stime da parte del Fmi in realtà non è purtroppo una sorpresa. Sulle cifre italiane, per esempio, gli economisti di Washington indicano per quest’anno una recessione del 2,3% addirittura inferiore delle previsioni del governo (2,4%). Non così per il prossimo anno che l’Fmi vede decisamente più nero, assegnando all’Italia una previsione di decrescita dello 0,7% contro quella dello 0,2% indicata, forse come augurio, dall’esecutivo di Mario Monti nell’aggiornamento del Def (Documento economico finanziario).
Le attese sono dunque buie, e per l’Italia, se non ci sarà la svolta disegnata e auspicata dal Fmi, le cose andranno peggio che in altri Paesi. Anche se è tutta l’Europa a soffrire e a sua volta zavorrare, assieme alle incognite sulla politica fiscale Usa, la crescita globale. In alcuni paesi del Vecchio continente – come l’Italia – «la ripresa si potrà cominciare a vedere solo nel 2013» mentre altrove le cose potrebbero muoversi già entro la fine dell’anno. Per quest’anno è previsto un calo dello 0,4% del Pil complessivo di Eurolandia, cui seguirà un limitato più 0,2% il prossimo. E poi c’è la disoccupazione che, mentre si è riportata sui livelli pre-crisi nelle economie emergenti rimane elevata nei Paesi avanzati. In particolare in Europa più di 1 su 10 lavoratori è destinato a restare senza occupazione nel corso del 2013. In Grecia ed in Spagna poi questa percentuale diventa 1 su 4.
La tabella del Fondo è chiara: l’Italia presenta un tasso di disoccupazione del 10,6% quest’anno e del 11,11% il prossimo, solo di poco al di sotto della media della zona euro (rispettivamente 11,2% e 11,5%) condizionata dai numeri della Spagna (24,9% e 25,1%) e della Grecia (23,8 e 25,4%). Anche le stime per la Francia sono a due cifre (10,1% e 10,5%) mentre la Germania presenta una situazione quasi fisiologica con 5,2% e 5,3%.

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