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Il Fondo monetario: l’effetto Atene sull’Italia

L’Europa dovrà dare una «risposta politica forte» altrimenti la crisi della Grecia, all’indomani del referendum, «potrebbe avere un sostanziale impatto sull’Italia». Non si tratterebbe di un rischio di contagio diretto, a breve termine, visto che l’esposizione del paese e delle sue banche nei confronti di Atene «è limitata», ma di una «caduta di fiducia», un effetto a più lungo raggio ma non per questo meno insidioso. A dirlo è il Fondo monetario nel suo rapporto Articolo 4 sull’Italia, che è stato diffuso ieri. 
L’Fmi è direttamente coinvolto nel programma di aiuti alla Grecia e in questi giorni di grande incertezza i suoi rappresentanti insistono in tutte le sedi perché i paesi dell’Euro assumano un’azione più decisa per risolvere la situazione. L’effetto Grecia continua comunque a pesare sui mercati: ieri le Borse hanno registrato un’altra seduta negativa con Piazza Affari in calo del 2,97%, Parigi del 2,3%, Francoforte e Madrid dell’1,9%. Mentre lo spread tra Btp e Bund si è attestato a quota 162 punti. Non ci sono rischi di contagio assicura dopo il Fmi il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che però punta il dito sul possibile effetto del calo di fiducia sulla crescita. Quella crescita che comunque in Italia «è ancora fragile», visto che l’economia «sta emergendo gradualmente». Il Fmi comunque conferma le stime sull’Italia che dovrebbe avere un Pil in aumento dello 0,7% quest’anno e dell’1,2% il prossimo e promuove «l’ambiziosa agenda» di riforme del governo Renzi. In particolare, secondo l’Fmi, il rapporto tra deficit e Pil si attesterà al 2,7% quest’anno per poi scender al 2,1% il prossimo.«In questo contesto la reindicizzazione delle pensioni in linea con la Corte Costituzionale non dovrebbe modificare la posizione fiscale quest’anno. Ogni impatto permanente dovrebbe essere compensato riducendo la spesa altrove». Promossa anche la politica sulle banche e promosso il jobs act per l’impatto positivo sulla disoccupazione «che resta ancora troppo alta» ma che sarà del 12,5% nel 2015 e scenderà al 12,2% nel 2016. Il debito salirà invece al 133,3% nel 2015 per poi calare al 132,1% nel 2016. E’ il livello comunque molto elevato del debito – che pure resta «sostenibile» – a rappresentare «un importante fattore di vulnerabilità» e a limitare «lo spazio di manovra di bilancio». L’Italia «sta attuando simultaneamente riforme in varie aeree critiche» e «gli sforzi stanno ripagando»: ora è «fondamentale consolidare la ripresa», ha sostenuto l’ex commissario per la spesa pubblica, Carlo Cottarelli, attuale direttore esecutivo del Fondo per l’Italia nella lettera di commento del Rapporto. «Il ritorno stabile a una crescita bilanciata e solida – ha aggiunto – è essenziale per sostenere gli sforzi di riequilibrio dei bilanci pubblici e privati, di riduzione dei livelli inaccettabili di disoccupazione (soprattutto tra i giovani) e di piena liberazione dei benefici delle riforme».
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