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Il Fondo Monetario: crescita Usa bassa, alzare il salario minimo

Per il Fondo monetario è soprattutto una questione meteorologica, per la Banca mondiale pesano molto anche i «venti dell’Est». I tagli alle previsioni di crescita sono i protagonisti di questi ultimi giorni di statistiche macroeconomiche. Ieri è stato il turno del Fondo monetario internazionale, che ha rivisto al ribasso le stime sul Pil 2014 per gli Stati Uniti dal +2,8% al +2%. A pesare, secondo il Fmi, è l’inverno rigido che ha frenato la crescita nel primo trimestre: si tratta di «rallentamento temporaneo», ha spiegato il direttore generale, Christine Lagarde, confermando un’accelerazione nel 2015 al +3%. Qualche giorno fa era stata la Banca Mondiale ad accendere la spia rossa, tagliando le stime del Pil globale dal +3,2% calcolato a gennaio al +2,8%. La revisione al ribasso, secondo l’istituto, e’ legata al rallentamento invernale Usa, alla crisi in Ucraina e, soprattutto, alla frenata delle economie emergenti.
Anche il Fmi, comunque, insiste sui rischi che pesano sulla crescita, a iniziare dai tassi bassi che, pur rappresentando una ricetta anti-crisi, possono insidiare la stabilità. C’è poi il nodo del settore immobiliare (l’analisi è sempre riferita al mercato a stelle e strisce) alle prese con il rischio-bolla e la scarsa disponibilità di mutui. E c’è la povertà: gli americani che vivono in condizioni di indigenza sono 50 milioni e quasi tutti lavorano. Per questo il Fondo sposa uno dei cavalli di battaglia del presidente Barack Obama, l’aumento del salario minimo.
Quanto al rialzo dei tassi pronosticato prima o poi dal mercato, il Fondo monetario prevede che la stretta arrivi più tardi di quanto stimino gli analisti: la Federal Reserve – la banca centrale statunitense – ha la possibilità di mantenere i tassi bassi fino a dopo la metà del 2015. La Fed – continua il Fondo – deve però «restare cosciente dei rischi alla stabilità finanziaria». In ogni caso, «se l’inflazione dovesse salire più rapidamente del previsto e l’economia dovesse essere ancora sotto la piena occupazione, tollerare un aumento temporaneo dell’inflazione sopra l’obiettivo di lungo termine sarebbe in linea con l’approccio bilanciato della Fed».

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