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Il Fondo monetario: bene le prime mosse di Renzi «Disoccupazione preoccupante, riforma cruciale»

«Ora aspettiamo la loro piena attuazione nelle settimane a venire, ma molte delle misure economiche proposte dal presidente del Consiglio Matteo Renzi all’inizio della settimana sono quelle che il Fondo monetario ha suggerito in passato all’Italia». Da Washington, sebbene con beneficio d’inventario, arriva una forte apertura di credito al nuovo esecutivo. «L’agenda delle riforme annunciate da Renzi è molto gradita», ha detto ieri il portavoce del Fondo monetario internazionale, Gerry Rice, rimarcando la volontà del neopremier e lo spessore del neoministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, «molto rispettato come membro del board del Fondo».
Il Fondo ritiene «cruciale intervenire sul fronte della disoccupazione», giunta a «livelli preoccupanti», e proprio da lì dovrebbe partire il governo nel piano di rilancio dell’economia. Il pacchetto di misure sul lavoro, con la riforma degli ammortizzatori sociali, sarà uno dei primi ad essere lanciato dal nuovo esecutivo, che oggi, con il varo di un decreto e di un disegno di legge sugli enti locali (che recupera per l’ennesima volta il salva Roma ritirato), avvia concretamente la propria attività legislativa.
Ieri sull’argomento «riforme» è intervenuto anche il presidente della Bce, Mario Draghi. «Siamo pienamente impegnati verso il nostro lavoro, ma non vi aspettate che facciamo quello degli altri. Parallelamente, è più importante che mai che i governi continuino a seguire le loro agende di riforme strutturali», ha detto Draghi, parlando a Francoforte.
Intanto a Roma oggi il Consiglio dei ministri procederà alla nomina di viceministri e sottosegretari (all’Economia dovrebbero approdare Enrico Morando o Giovanni Legnini, del Pd, con la conferma di Luigi Casero, Ncd), ed una volta definita la squadra dei tecnici e dei collaboratori politici, Renzi e il sottosegretario alla Presidenza, Graziano Delrio, cominceranno insieme a Padoan a stendere il programma degli interventi concreti.
Il quadro entro il quale si muoveranno sarà quello del Documento di economia e finanza, con l’aggiornamento dei dati economici e di finanza pubblica, che sarà presentato probabilmente prima della scadenza del 10 aprile. Da quel documento saranno chiari i margini di manovra, a cominciare dalla riduzione delle tasse sul lavoro. Renzi punta a uno sgravio di 10 miliardi per il 2104, di cui 1,5 sono già finanziati dalla legge di Stabilità. Le altre risorse necessarie dovrebbero arrivare da una revisione delle imposte sulle rendite finanziarie, dalla previsione di una minor spesa sugli interessi dei titoli pubblici nel 2014, dall’utilizzo del “bonus” per il rispetto del tetto di deficit del 3%, ma soprattutto dal piano di revisione della spesa pubblica.
Nel triennio 2015-2017 da quel fronte dovranno arrivare 32 miliardi di euro di risparmi, gran parte dei quali, però, già destinati ad evitare un futuro aumento delle imposte. Per quest’anno l’esecutivo punta a ottenere dalla spending review un anticipo di 3-4 miliardi (di cui 500 milioni già sono ipotecati per evitare la riduzione delle detrazioni Irpef dal 19 al 18%). Nel frattempo, si lavora anche al piano per il pagamento dei debiti arretrati dello Stato, con una norma di “sistema” che prevede una certificazione semiautomatica dei crediti vantati verso lo Stato e la possibilità di scontare le fatture in banca, lasciando a Cassa depositi e prestiti, e dunque allo Stato, la garanzia finale sulla solvibilità del debitore, cioè dello Stato stesso. Tra i problemi da affrontare a breve, intanto, rispunta l’equilibrio finanziario dell’Inps: la soluzione della legge di Stabilità, che ha ripianato il debito con 25 miliardi, secondo la Corte dei conti è solo parziale.

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