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Il Fondo monetario avverte «Banche Ue, poco capitale»

NEW YORK — Banche con pochi capitali. Sistema finanziario «ancora vulnerabile» . Il Fondo monetario prevede una serie «di rischi» per il sistema Europa, avvertendo che «l'effetto Grecia» non si è esaurito. Il passaggio è contenuto nel rapporto inviato nei giorni scorsi a Parigi per la riunione delle delegazioni del «G-20» . L’analisi parte dalla considerazione che la crisi del debito in tre Paesi europei, (Grecia appunto, Irlanda e Portogallo), continua a tenere sotto pressione diverse banche europee. Nello stesso tempo, si legge, «nonostante alcuni sforzi di raccogliere capitali (in previsione di un nuovo ciclo di "stress test") la capitalizzazione delle banche in Europa resta relativamente bassa, in confronto con gli istituti americani» . Inoltre «alcune banche nell’Europa periferica restano fortemente dipendenti dalla liquidità della Banca centrale europea, come si deduce dagli alti e crescenti tassi di interesse sui bond emessi» . La cosa forse più interessante è l’esame delle possibili dinamiche in caso di ulteriori strette finanziarie. In questo momento «le banche nell’area dell’euro sono in ritardo rispetto all’esigenza di rafforzare i coefficienti patrimoniali (il cosiddetto "core tier 1", n. d. r.)» . Un punto di debolezza che potrebbe generare instabilità a catena, un po’ come è accaduto tre anni fa, con la crisi dei mutui sub-prime. Gli economisti del Fondo, come sempre, non citano casi particolari, di questa o quella banca. Ci sono, però, tabelle e riferimenti ai singoli Paesi. Nel grafico della «bassa capitalizzazione» , l’Italia figura nella posizione di medio-bassa classifica, subito dopo la Francia e, tra gli europei, davanti solo al Portogallo, alle banche tedesche regionali e all’Irlanda. In compenso la posizione delle aziende di credito italiane è la meno esposta di tutti nei confronti dei tre Paesi più a rischio (di nuovo Grecia, Irlanda e Portogallo). Da questo punto di vista gli istituti italiani corrono meno rischi rispetto, nell’ordine, a Germania, Gran Bretagna, Spagna e Francia. Ma il documento non tiene conto degli ultimi sviluppi di mercato, con l’attacco della speculazione contro l'Italia. E le nostre banche, da sempre, sono la sponda fondamentale per il collocamento dei titoli di Stato. La conclusione del Fondo vale, invece, anche per questi giorni: se il «sistema finanziario è vulnerabile» , ogni ritardo da parte dei governi può causare tempeste sui mercati.

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