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Il Fondo interbancario convoca i soci per il nuovo statuto

Meglio due miliardi oggi che il rischio di doverne sborsare dodici domani. Cioè quando Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara, Popolare Etruria e CariChieti potrebbero trovarsi a testare la dura legge del bail-in, con il “sistema” chiamato a tutelare i depositi fino a 100mila euro (che nelle quattro banche valgono, appunto, circa 12 miliardi). È per questo motivo che le banche sane si preparano ad affrontare il salvataggio delle quattro cugine attualmente commissariate: un’operazione onerosa e complessa, ma che – come ha confermato ieri il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli – il sistema italiano del credito sembra ormai convinto di dover affrontare. Anche a costo di andare allo scontro con la Commissione europea, che sente “puzza” di aiuti di Stato.
Il tempo è poco e la materia è nuova, pertanto sulle modalità di attuazione del salvataggio, al momento, rimangono sul tavolo diverse ipotesi. Compresa quella che prevede l’apertura di una procedura di risoluzione per i quattro istituti: in quel caso, la palla passerebbe alla Banca d’Italia, che in Italia svolge il ruolo di Autorità di risoluzione e che pertanto riceverebbe “poteri speciali” che consentirebbero di bruciare alcune tappe (come ad esempio la convocazione delle assemblee).
La prossima tappa, in ogni caso, sarà il 26 novembre. Giorno in cui il Fondo interbancario, regista dell’operazione, ha convocato a Roma l’assemblea dei soci. Secondo quanto appreso da fonti bancarie, ieri alle 215 consorziate è arrivata una convocazione con due punti all’ordine del giorno: la modifica dello statuto per introdurre la possibilità di interventi ex ante e «uno schema di intervento volontario con contributo aggiuntivo»: proprio quest’ultima, nei fatti, al momento sembrerebbe la soluzione più facilmente (e celermente) percorribile. Per evitare lo stanziamento di ulteriori somme da parte delle consorziate, il Fondo nella sostanza proporrà ai soci di agire in prima persona per gli aumenti di capitale delle quattro banche, reperendo il miliardo e mezzo necessario con la linea di credito già validata da Intesa, UniCredit, Mps, Banco, Ubi, Bpm e Bper. Le prime sette banche, in sostanza, si troverebbo a finanziare l’acquisizione da parte del Fondo di alcune quote partecipative, che successivamente dovrebbero essere messe a bilancio e andare incontro a progressive probabili svalutazioni, ma dal punto di vista dell’esborso cash si tratterebbe, per loro e per le altre consorziate, di una soluzione non troppo onerosa.
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