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Il Fondo incalza la Bce: tagli i tassi

FRANCOFORTE — Mercati finanziari ancora in tensione e molto volatili per i timori sulle prospettive della Grecia nell’euro nel dopo-elezioni del 17 giugno e paure di un contagio fra i Paesi della moneta unica, con le banche e rendimenti spagnoli più elevati nel mirino degli operatori. Un terreno fertile per amplificare gli allarmismi nel giorno dell’Ascensione, con alcune Borse chiuse e volumi sottili, mentre dal Fondo monetario internazionale, Spagna e Gran Bretagna sono partite nuove richieste di un maggiore intervento da parte della Banca centrale europea per calmare le tensioni nel mercato. Mentre in serata, a mercati chiusi, l’agenzia di rating Fitch ha reso noto il declassamento del rating di lungo termine della Grecia (a CCC da B-), spiegando che «la forte presenza dei partiti anti-austerità e la conseguente incapacità di formare un governo sottolinea la mancanza di sostegno» al programma di aiuti da 173 miliardi dell’Ue-Fmi. Le elezioni del 17 giugno saranno quindi decisive, anche per un’eventuale uscita della Grecia dall’eurozona, e in questo caso «la forzata ridenominazione del debito sovrano e del settore privato in una nuova moneta greca sarebbe trattata come un evento di default». Un declassamento che potrebbe incidere in negativo sull’andamento dei mercati di oggi.
Ieri invece, le inquietudini degli operatori hanno colpito soprattutto Milano, calata ieri dell’1,46%, trascinata al ribasso soprattutto dal settore bancario, mentre Parigi, Londra, Francoforte e Madrid hanno lasciato sul terreno fra l’1,2% e l’1,11%. Gli spread dei Btp rispetto ai Bund tedeschi hanno chiuso a quota 440 punti base, con i rendimenti al 4,8%, dopo essere arrivato a 457 punti. Ma nel mirino degli operatori c’erano nuove aste spagnole per 2,5 miliardi, andate meglio del previsto quanto alle richieste da parte degli investitori, ma con i rendimenti in netto rialzo, con quelli triennali in rialzo al 4,87%, dal 4,04% di inizio maggio.
Nel frattempo, Madrid, già colpita dalla notizia di una recessione tecnica, dopo il calo dello 0,3% del Pil nei primi tre mesi (analogo a quello degli ultimi tre mesi del 2011), ha smentito le voci di una corsa agli sportelli da parte dell’istituto spagnolo Bankia, da poco nazionalizzato. «El Mundo» ieri ha riportato che i ritiri agli sportelli nell’ultimo periodo sono arrivati a quota un miliardo. I timori per la stabilità delle banche spagnole hanno spinto il governo di Mariano Rajoy a chiedere alla Bce di riprendere gli interventi di acquisto di bond sovrani — sospesi da varie settimane — per stabilizzare i mercati.
Anche il premier britannico David Cameron è sceso in campo ieri chiedendo all’eurozona e alla Bce di fare di più per sostenere la domanda. Mentre secondo il portavoce del Fmi, David Hawley, «la Bce ha ancora spazio per un ulteriore allentamento monetario» dei tassi di interesse attualmente all’1%. Tuttavia, il presidente della Bce Mario Draghi anche mercoledì non ha fatto cenno ai provvedimenti che potrebbe eventualmente prendere l’Eurotower nella riunione del 6 giugno prossimo. I timori per la stabilità delle banche sono stati acuiti da un’analisi di Fitch, secondo la quale le 29 maggiori banche al mondo per rispettare i nuovi requisiti di capitale di Basilea 3 avrebbero bisogno di 566 miliardi di dollari entro il 2018.

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