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Il fondo F2i sale al 100% di Metroweb

Si alza il sipario sul risiko delle reti di Tlc. Quella delle infrastrutture è la partita più delicata e strategica che si giocherà nei prossimi mesi. E la prima mossa che dà il via alle grandi manovre d’autunno è di Vito Gamberale. Il fondo F2i, sempre più playmaker dei dossier più caldi in Italia, si prende tutta Metroweb, la rete in fibra ottica di Milano. Il super-manager, ex Tim ed ex Autostrade, mette sul piatto 60 milioni e liquida il socio A2A. È in corso una partita incrociata tra il fondo, nato su ispirazione della Cdp, e il sindaco Giuliano Pisapia, azionista di A2A ma anche di Sea, la società degli aeroporti milanesi in procinto di essere quotata e dove F2i e Pisapia hanno avuto più di una frizione.
In attesa di capire se e come Linate e Malpensa sbarcheranno a Piazza Affari, F2i piazza l’affondo su Metroweb. Dopo le indiscrezioni raccolte dal Sole 24 Ore nel fine settimana, ieri è arrivato l’annuncio ufficiale: la società elettrica lombarda A2A ha venduto il 25% che deteneva nella società, il più esteso network metropolitano in tutta Europa con oltre 5mila chilometri di cavi. La vendita rientra in un più ampio riassetto azionario che ridisegna anche la mappa dei poteri. In un secondo momento, infatti, il Fondo Strategico, guidato da Maurizio Tamagnini, entrerà nella holding a monte F2i Reti Tlc che adesso, dopo l’uscita di A2A, detiene il 100% del capitale di Metroweb. Di fatto, seppure a livelli diversi della catena di controllo, è come se uscisse un socio e ne entrasse un altro. Ma è innegabile che l’operazione si presti anche a una lettura più “politica”, se non altro per la tempistica visto che l’affondo di F2i viene a cadere nei giorni frenetici della trattativa su Telecom Italia, dove a sorpresa si è presentato il tycoon Naguib Sawiris e dove alcuni rumor volevano lo stesso Gamberale interessato. E siccome F2i e il Fondo Strategico (Fsi) sono vicine alla Cassa Depositi e Prestiti, ente pubblico guidato da Bassanini che sponsorizza entrambi i fondi, è evidente che la Cdp, forte dei risparmi postali delle famiglie, sta muovendo i suoi bracci armati finanziari per mettere una pedina importante nelle Tlc e giocare un ruolo primario nella partita. In più quando si parla di Metroweb è giocoforza che la questione interessi anche il tema della rete Telecom, dove più volte è stato fatto anche il nome della stessa Cdp. Con una differenza: la rete, quale che sarà il suo futuro (se indipendente o sotto il controllo di Telecom), si porta dietro la questione del cosiddetto “ultimo miglio”. Metroweb, invece, arriva direttamente, con la fibra, dentro ogni casa e appartamento di Milano.
La partita sulla rete coincide poi con l’addio di A2A alle Tlc. Vendendo la quota residua nella rete milanese, la super-municipalizzata dei comuni Milano-Brescia chiude definitivamente il capitolo telefonia&internet iniziato a fine anni 90 quando sull’onda della new economy, sembrava che le aziende di servizi di pubblica utilità dovessero fare tutti i mestieri. La diversificazione si è rivelata troppo onerosa e difficile da gestire. Tutte (a partire dall’Enel che ha venduto Wind all’egiziano Naguib Sawiris) sono man mano uscite. Nel caso di A2A con una plusvalenza consistente, alla fine dell’avventura. A fronte di un investimento di 10 milioni di euro, la plusvalenza complessiva è stata di 145 milioni (35 milioni dalla cessione di ieri). Incasso che andrà a ridurre il debito monstre (5 miliardi, ora scesi a 4,7) ereditato dall’operazione Edipower che ha creato il polo italiano dell’elettricità dopo il divorzio da Edison.

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