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Il fondo Enasarco a rischio minusvalenze per 500 milioni

MILANO — Errori e problemi, dalle parti di Enasarco, ce ne sono stati tanti. Forse troppi. Di sicuro, per la Fondazione degli agenti di commercio l’eredità del passato è pesante e difficile da smontare. Gli effetti si sono visti sul bilancio 2012: su 4.268 milioni di patrimonio mobiliare, Enasarco segnava a fine anno una variazione implicita negativa di 571 milioni, grosso modo il 13% in meno, a fronte di 35 milioni di proventi netti.
Una perdita di valore spalmata in maniera preponderante sugli investimenti alternativi (dove compaiono tra l’altro i fondi Algebris, gestiti da Davide Serra, che però nel 2012 hanno guadagnato): questa voce vede una diminuzione a prezzi di mercato pari a 517 milioni (sebbene la Fondazione precisi che c’è la protezione del capitale a scadenza e che molte asset class evidenziano riprese di valore ai prezzi di mercato al 30 giugno). Ma il segno meno – con il criterio del mark to market – è anche davanti agli investimenti di private equity (20 milioni di minus implicite, di cui 8 per Sator private equiy fund 1, che fa capo a Matteo Arpe mentre sul fondo Ambienta sono stati distribuiti 4,2 milioni di proventi ancora non contabilizzati) e ancora una variazione negativa – ma più piccola – riguarda le partecipazioni societarie, meno 10,5 milioni di cui circa 9 a carico della Futura invest spa, una voce che nel preconsuntivo 2013 del bilancio Enasarco è già stata svalutata.
L’aspetto più sorprendente è proprio che la Fondazione Enasarco in passato ha privilegiato scelte di investimento complesse. Il totale degli investimenti alternativi a fine 2012 era pari, a valore di carico, a poco meno di due miliardi (1.968 milioni) su un patrimonio mobiliare di poco superiore ai quattro (4.268 milioni). Il macigno della nota Anthracite è emblematico: la nota legata a Lehman (valore nominale 780 milioni) è passata attraverso la ristrutturazione del Credit Suisse e alla fine è approdata, attraverso complicatissimi passaggi, alla Gwm. La sostanza è stata che all’inizio del 2012 la nota aveva un Nav di 440 milioni senza la protezione del capitale (che comunque esiste) e al netto di tutte le spese e le penalità, inclusi i 56 milioni pagati al Credit Suisse. Alla Gwm di Sigieri Diaz (e al 20% di Massimo Caputi) che dal gennaio 2012 sta gestendo grossa parte delle complesse attività mobiliari di Enasarco sono andati circa 8 milioni di commissioni l’anno scorso; il nuovo accordo porterà ad un risparmio di circa 1,5 milioni.
A volte le ristrutturazioni portano a casa solo il miglior risultato possibile, non un buon risultato. Così, ad esempio, il fondo Athena (che ha finanziato T&L di Raffaele Mincione) adesso ha direttamente in pegno il pacchetto Bpm e in caso di vendita delle azioni ad un prezzo superiore a 93 milioni anche Enasarco parteciperà alla plusvalenza, ma solo per il 22%. L’ultimo capitolo noto è quello relativo a Futura fund sicav Newton, gestito da Optimum asset management (Alberto Matta), su cui le parti sono vicine ad un accordo per chiudere il mandato di gestione.
Anche con i fondi immobiliari Enasarco ha il segno meno. Questa voce nel 2012 segna una minusvalenza pari a 25,3 milioni ma il solo fondo Rho Plus (fondo riservato, di cui Enasarco è quasi l’unico sottoscrittore) ne perde 50. Il fondo è gestito da IdeA Fimit sgr, ora solo De Agostini dopo l’uscita nell’aprile 2012, di Caputi.

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