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Il Fondo avverte l’Italia: niente pareggio nel 2013

WASHINGTON — L’Fmi rivede, migliorandole, le previsioni dell’economia mondiale elaborate in settembre, ma per l’Italia non cambia molto. Anzi. Nel quadro del ritorno di uno scenario meno pessimista, il nostro paese viene proiettato verso un 2013 ancora in recessione, e viene inserito al centro delle incertezze future. «Il rischio principale rimane quello, per ora superato, di un’altra acuta crisi in Europa dove la priorità è assicurare una crescita sostenuta e durevole» ha spiegato il capo economista del Fondo, Olivier Blanchard presentando il rapporto. Il fatto è che secondo l’Fmi i numeri decisamente poco brillanti relativi all’economia del Vecchio Continente «riflettono quelli negativi di Spagna e Italia», dove peraltro l’insediamento di un nuovo capo del governo, Mario Monti è stato un fatto positivo perché «ha rassicurato gli investitori».
Ma vediamo i numeri che indicano per l’economia globale un progresso del 3,5% nel 2012 e del 4,1% nel 2013, per quella dei Paesi industrializzati una crescita dell’1,4% nel 2012 e del 2% nel 2013 e per l’area Euro rispettivamente una flessione dello 0,3% ed un aumento dello 0,9%. L’Italia si distingue e non in meglio.
Nonostante la riduzione delle stime di recessione per l’anno in corso che pure restano pesantissime — dal 2,2% all’1,9% — le nuove cifre continuano a penalizzare l’Italia che secondo il Fondo — e contrariamente a quello che dicono gli altri centri di previsione e lo stesso governo nel Def — avrà anche la gran parte del 2013 con un Pil negativo mentre l’inversione di tendenza sarà relegata all’ultimo trimestre. Le conseguenze saranno pesanti a cominciare dallo spostamento del raggiungimento del pareggio di bilancio (che pure, al netto degli effetti del ciclo economico, sarà in avanzo) dal 2013 al 2017 e oltre.
«La ripresa è possibile già a fine del 2012 a condizione che i tassi di interesse sul debito si stabilizzino e la situazione internazionale migliori» ha però assicurato il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco parlando da Francoforte. Le previsioni del Fmi «sono troppo pessimiste», ha commentato il Direttore generale della Banca, Fabrizio Saccomanni.
L’indicazione del Fondo, la cui severità è riconosciuta dai suoi stessi economisti, è contestata anche dalle analisi del Bollettino economico di Bankitalia, in cui si confermano sostanzialmente le previsioni che fissano quanto meno l’arresto della caduta del Pil alla fine dell’anno in corso prevedendo un 2013 in positivo seppure non eclatante. Il tutto però coronato dal riconoscimento di una «incertezza molto elevata» sulle prospettive dell’economia. Di positivo resta il fatto che la situazione è migliorata rispetto a qualche mese fa e che il bilancio pubblico segue il tragitto di contenimento del deficit.
I mercati però — e qui è ancora il Fondo con Blanchard a dire la sua — soffrono di «schizofrenia», “chiedono cioè il risanamento dei bilanci ma reagiscono male quando ciò porta al rallentamento della crescita». E allora «bisogna fare le riforme che aiutino nel lungo termine ma non deprimano la domande nel breve» ha continuato esortando la Bce di Mario Draghi a ad allentare ulteriormente le condizioni di politica monetaria. «Il governo italiano ha fatto molto ma deve continuare sulla strada delle riforme» ha affermato Carlo Cottarelli responsabile dell’area fiscale.
Gli investitori, comunque, hanno accolto bene le nuove previsioni del Fondo sulla crescita mondiale, complici anche le anticipazioni, confermate in serata, del via libera della Banca di Spagna ai piani di rafforzamento patrimoniale delle banche del paese e dell’avvio di un mega progetto di aggregazioni: le Borse di tutta Europa, trainate da Wall Street, hanno messo a segno guadagni significativi. Piazza Affari è stata la migliore con un progresso del 3,68%, Francoforte è salita del 2,65%, Londra dell’1,78% e Parigi del 2,72%. Grazie anche al positivo esito dell’asta spagnola di titoli a 18 e 12 mesi, si sono allentate le tensioni sul secondario dove lo spread del rendimento del Btp decennale, attestato al 5,48%, con i Bund tedeschi di uguale durata ha chiuso in calo a 372 punti base dopo i 387,5 toccati il giorno prima. In discesa anche il differenziale dei Bonos tornati a 414 punti.

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