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Il Fondo alza le stime sull’Italia «Ma l’Europa resta ancora fragile»

La buona notizia — dice il capo economista del Fondo monetario internazionale, Olivier Blanchard — è che l’Europa non corre più il rischio di cadere in recessione. C’è la ripresa e non ci sono dubbi a riguardo, anche se il Fmi, forte della recente esperienza di previsioni non centrate, resta prudente nel riformulare al rialzo le stime sul futuro dell’economia. Per l’Italia, in particolare, l’indicazione di una crescita dello 0,5% quest’anno e dell’1,1% il prossimo è inferiore a quella del governo (0,7% e 1,4%) mentre risulta in linea con le cifre del Def (Documento di economia e finanza) quella sul rapporto deficit-Pil pari per gli economisti di Washington a 2,6% quest’anno e a 1,7% il prossimo. In discesa la disoccupazione, che resta comunque superiore alla media europea, dal 12,6% del 2015 al 12,3% del 2016. Quanto al debito, mentre la Banca d’Italia annuncia un nuovo record, dopo quello dello scorso luglio, a quota 2.169,2 miliardi di euro, il Fondo segnala il possibile calo del rapporto col Pil al 132,9% nel 2016 dal 133,8% del 2015. 
«La crescita dell’Italia sarà più alta» sostiene pero l’ex commissario alla spending review ed oggi direttore esecutivo al Fmi, Carlo Cottarelli, spiegando di essere fiducioso sugli esiti dell’imminente missione del Fondo a Roma, in maggio. «Spero che le stime siano riviste verso l’alto» dice. Per l’Italia un problema «importante», secondo il capo economista dell’organizzazione di Washington, è comunque la debolezza delle banche che, a causa dell’alto peso delle sofferenze, hanno «più problemi» di altri Paesi a dare credito a famiglie e imprese. Più in generale l’Fmi vede nel trattamento dei crediti difficili l’ostacolo maggiore nell’eurozona per la piena esplicazione sull’economia degli effetti del Quantitative easing , l’acquisto di titoli avviato dalla Bce. Proprio ieri, però, l’istituto di Francoforte nel suo sondaggio sul credito nell’eurozona ha segnalato un netto miglioramento della situazione, soprattutto per l’Italia, dove le condizioni si sono «considerevolmente» allentate, anche se i finanziamenti alle imprese stentano a ripartire.
Tornando alle previsione dell’economia, il Fondo segnala che il pericolo recessione, scampato dall’Europa, è ancora attuale per Russia e Brasile, indica che l’economia cinese sta rallentando e che quella Usa cresce meno del previsto. In sintesi l’economia mondiale aumenterà del 3,5% e del 3,8% nel biennio, mentre lo sviluppo in Europa sarà dell’1,5% e 1,6%, con le sole stime di Cipro inferiori a quelle dell’Italia. A guidare l’andamento della crescita globale, secondo il capo economista del Fmi, «sono due fattori importanti: il calo del prezzo del petrolio e i movimenti dei tassi di cambio». I rischi? Quelli geopolitici innanzitutto e per l’eurozona ancora la Grecia. «Una crisi greca non può essere esclusa e potrebbe destabilizzare i mercati finanziari», dice Blanchard aggiungendo che comunque, nel caso l’accordo non venga trovato, «il resto dell’eurozona ora è una posizione migliore per fare i conti con un’uscita di Atene».

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