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Il Fmi: sì ad Atlante, ma troppe sofferenze

«Welcome Atlas!» È quasi enfatico il direttore finanziario del Fondo Monetario, Josè Vinals, nel dare il benvenuto al fondo Atlante messo in cantiere dalle banche, per iniziativa del governo Renzi, con l’obiettivo di fronteggiare la crisi degli istituti di credito più esposti in termini di «non performing loans». Il Global Financial Stability Report presentato da Vinals mette in luce che negli ultimi mesi i rischi di instabilità finanziaria sono cresciuti sul piano globale a causa di un deterioramento verificatosi, per motivi diversi, in ogni parte del mondo. Se i Paesi emergenti soffrono soprattutto per le conseguenze del crollo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime, in Europa i rischi vengono principalmente dai crediti deteriorati che ammontano ormai a ben 900 miliardi di dollari. L’Italia è il Paese più esposto su questo fronte con le «sofferenze» bancarie che hanno raggiunto l’11,2% di tutti gli impieghi rispetto, ad esempio, al 2,8 per cento della Gran Bretagna, al 6,7 di un altro malato, la Spagna, e al 4,3 per cento della media Ue. In Italia Unicredito e Intesa sono rispettivamente al 10,8 e 10,7 per cento, mentre altri istituti più deboli sono a livelli molto più elevati. Una situazione preoccupante che il governo ha affrontato proponendo un fondo d’intervento finanziato in gran parte dalle stesse banche e con una partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti di 500 milioni di euro (su un totale di circa 6 miliardi). Un intervento che a botta calda è stato preso molto male dalla Borsa. Ma ieri i mercati hanno rivisto il loro giudizio e invertito la rotta (con Unicredit e Intesa che hanno recuperato rispettivamente il 10 e l’8 per cento).

Il motivo è probabilmente da rintracciare nell’accoglienza di analisti e istituzioni internazionali. Se giornali come il Financial Times giudicano la mossa ampiamente insufficiente, ma comunque giusta, Vinals sottolinea che, senza nascondersi la serietà dei problemi del sistema creditizio italiano, va riconosciuto che il governo di Roma ha fatto già molto per disinnescarli: «E ora Atlante è un altro passo nella giusta direzione. E’ un passo che potrebbe aiutare le banche a raccogliere il capitale necessario per andare avanti. Ed è bene che il settore privato sia coinvolto. Staremo a vedere: l’Italia è un Paese complesso, caratterizzato da un sistema bancario molto diversificato, con un gran numero di istituti di diversa natura e dimensione». Anche Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del Fmi per l’Italia, spezza la sua lancia: «Atlante è una cosa giusta, era la cosa da fare». Quanto al pessimismo del Fondo su reddito e conti pubblici italiani, Cottarelli minimizza («Il Fondo ha solo rivisto al ribasso il Pil come ha fatto per il resto del mondo e questo, cambiando l’equazione, incide anche sui parametri di deficit e debito») e non esclude che alla fine possa aver ragione il governo italiano con le sue previsioni leggermente più rosee.

Massimo Gaggi

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