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Il Fmi: Italia, due anni di recessione

di Stefania Tamburello

ROMA — L'Italia è già entrata in recessione, come conferma il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, ma forse il Fondo monetario è troppo severo quando indica una prospettiva di caduta del Pil (Prodotto interno lordo) del 2,2% quest'anno e la contrazione dello 0,6% il prossimo. Martedì la Banca d'Italia aveva dato stime meno negative perlomeno per il 2013 prevedendo per quest'anno una contrazione del Pil dell'1,5% e per il prossimo la stagnazione nel peggiore dei casi con chance consistenti di una ripresa dello 0,8%. Gli economisti di Washington sono più pessimisti anche perché convinti, forse con un'ottica più vicina agli Usa, che la crisi dell'Europa sia la causa primaria del rallentamento dell'economia globale vista in salita del 3,3% quest'anno e del 4% il prossimo. Ieri il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde ha annunciato via Twitter che lunedì 23 terrà a Berlino un discorso sulle «sfide dell'economia mondiale nel 2012, recupero della fiducia e crescita».
«L'euro si troverà in una forma migliore nel 2012», ha affermato ieri il presidente della Bce, Mario Draghi dicendosi «fiducioso» sui progressi che si stanno facendo nel superamento dei due principali motivi della crisi: la mancanza di disciplina di bilancio e la mancanza di riforme strutturali. Entrambi gli obiettivi vengono perseguiti «con determinazione, con convinzione e con realismo in molti Paesi» ha detto Draghi per il quale, comunque l'Europa «è sull'orlo della recessione tecnica», che si ha con due trimestri di seguito di crescita negativa. Il presidente di Eurotower, che parla ad Abu Dhabi nel corso di un seminario di banche centrali, non abbandona la sua prudenza nel dar conto dei «timidi segnali di stabilizzazione dell'attività economica ai livelli più bassi» che echeggiano le prospettive di «ripresa seppure graduale» nel corso dell'anno espresse dal bollettino della Bce, diffuso ieri. Vi sono infatti ancora, per l'ex governatore di Bankitalia, «significativi rischi al ribasso».
Per il Fmi l'area dell'euro andrà in lieve recessione dello 0,5% nel 2012 per riprendere a crescere dello 0,8% nel 2013. Tra i grandi Paesi di Eurolandia, l'Italia è quello che, secondo il Fmi, mostra le performance peggiori, visto che il Pil della Germania salirà dello 0,3% quest'anno e dell'1,5% nel prossimo e quello della Francia rispettivamente dello 0,2% e dell'1% mentre per la Spagna è in vista una discesa dell'1,7% e dello 0,3%. Il problema, dunque, non è se l'Italia sarà in recessione ma capire di quanto e per quanto tempo. Ebbene il Fondo vede nero per il Belpaese, guardando all'alto livello del debito ma anche alla capacità di risolvere i problemi della finanza pubblica e del sostegno del credito ad imprese e famiglie. E poi, a spiegare la differenza di valutazioni con la Spagna, oltre al debito più basso c'è una maggiore fiducia del Fondo sulla stabilità politica di Madrid rispetto a quella di Roma dove un nuovo governo se la deve vedere con un vecchio Parlamento.
Il Fmi teme tensioni sulla liquidità bancaria ma secondo la Bce e Draghi il prestito triennale lanciato il 21 dicembre scorso che ha raggiunto la cifra-record di quasi 500 miliardi di euro, ha «evitato una grave crisi di finanziamento» per il settore creditizio. Ora si vedono «segnali incoraggianti» e «benefici» che dal mercato interbancario cominciano a trasferirsi all'economia, e si prevede che l'analoga operazione in arrivo a febbraio avrà una domanda «sempre molto alta», anche se probabilmente inferiore. Draghi ha quindi esortato a non dare peso ai giudizi delle agenzie di rating internazionale: «Dovremmo tutti imparare a vivere senza rating» ha detto sollecitando l'Europa a creare una propria agenzia. Intanto il mercato ieri ha continuato ad ignorare i cattivi voti dati la scorsa settimana da S&P: l'euro è risalito a 1,29 dollari e le Borse europee hanno chiuso tutte in positivo con Milano in progresso dell'2,45%, Parigi dell'1,96%, Londra e Francoforte rispettivamente dello 0,68% e dello 0,97%. Giornata positiva anche per i titoli di Stato con lo spread tra Btp decennali e Bund tedesco che chiude a 451 punti con un rendimento al 6,37%.

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