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Il Fmi: in Italia ripresa robusta

Anche il Fondo monetario internazionale certifica che l’Italia ha intrapreso la via del recupero: «Una robusta ripresa è attesa per il 2021 sostenuta dalla campagna per le vaccinazioni, anche se restano incertezze». Dunque gli aiuti messi in campo «saranno necessari fino a quando» la ripresa non sarà ben avviata. Le misure dovranno essere temporanee e mirate, accompagnate da «un credibile piano di riduzione del debito pubblico nel medio termine».

L’istituto di Washington ha migliorato le proprie stime sul Pil italiano: quest’anno è atteso crescere del 4,3% mentre nel 2022 segnerà un +4%. In aprile il Fmi aveva previsto +4,2% per il 2021 e +3,6% per il 2022. Peggiorerà il disavanzo. Il deficit passerà dal 9,5% del 2020 all’11,8% di quest’anno, per ridursi al 6% nel 2022. Quanto al rapporto debito/Pil, è atteso per quest’anno al 159,9%, per poi scendere al 157,9% nel prossimo.

Anche l’Istat conferma che «la ripresa già avviata dell’attività del settore manifatturiero, in parte collegata all’intensificarsi degli scambi internazionali, e delle costruzioni sembra destinata a consolidarsi nei prossimi mesi». Lo ha spiegato il direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, Francesco Maria Chelli, in audizione presso la commissione Bilancio della Camera sul dl sostegni bis, sottolineando che c’è un cambio nel clima di fiducia: «Per le famiglie, tutte le componenti dell’indice registrano marcati progressi, con il forte balzo di quelle relative al clima economico e a quello futuro. Anche la fiducia delle imprese mostra un deciso miglioramento».

Lo scenario post Covid sarà diverso da quello prima dello scoppio della pandemia, a cominciare dal livello dei debiti pubblici e dei deficit. Per questo, secondo il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, le regole sul Patto di stabilità «possono essere cambiate e, devono esserlo, per essere adeguate al livello in cui ci troviamo». Intervenendo al Festival dell’Economia di Trento, Gentiloni ha spiegato che «le regole devono essere credibili e applicabili, perché non possiamo passare i prossimi anni a trovare modalità per bypassare le regole comuni perché non sono applicabili». La discussione sulla riforma del Patto comincerà in autunno e non sarà facile. Solo due giorni fa il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombroskis, ha ricordato che «per quanto riguarda il 2023 (quando sarà ripristinato il Patto, ndr) gli attuali orientamenti forniscono una flessibilità sufficiente, all’interno delle regole, per poter trovare il giusto equilibrio tra finanziare la ripresa e assicurare la sostenibilità dei bilanci pubblici».

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