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Il Fmi: banche, rischio recessione

Le banche italiane superano il test del Fondo monetario internazionale. Al termine della missione a Roma — svolta in due tappe in gennaio e in marzo — per verificare lo stato di salute del sistema finanziario, gli economisti del Fmi hanno infatti espresso un giudizio sostanzialmente positivo sulla solidità e il grado di patrimonializzazione degli istituti di credito, pur mettendo in rilievo la permanenza dei rischi legati alla «perdurante debolezza dell’economia reale e il legame tra settore finanziario e debito sovrano». Il sistema finanziario italiano «ha mostrato grande capacità di resistenza di fronte alla severa e prolungata recessione interna e alla forte crisi in Europa» dice il comunicato diffuso da Washington, correggendo così il tiro, decisamente critico, del rapporto sulla stabilità presentato in ottobre e contestato dalle banche italiane.
Il giudizio del Fmi è in realtà articolato, sottolinea i pericoli della prolungata recessione che ha provocato il sensibile aumento delle sofferenze, ma complessivamente offre un importante sostegno, anche in Borsa, al sistema creditizio. Insomma una buona notizia nell’ottica del consolidamento della fiducia dei mercati. Così come lo è stata il risultato dell’asta di ieri dei Bot semestrali che sono tornati a rendere meno dell’1%, precisamente lo 0,8%, dopo l’impennata di febbraio al 1,2%. Forse a festeggiare non saranno i piccoli risparmiatori, affezionati ai titoli di Stato e ai loro rendimenti, ma certamente il Tesoro, che ha fatto il pieno di domande, ha ridotto il costo del collocamento rispetto all’asta precedente. In particolare ha assegnato 8,5 miliardi di Bot a fronte di una domanda che ha sfiorato i 14 miliardi. L’attesa è per oggi quando verranno posti all’asta Btp a 5 e 10 anni. Intanto, a New York, la Borsa di Wall Street ha toccato un nuovo massimo storico, con l’indice Dow Jones in progresso dello 0,62% a 14.559 punti: mai così alto in chiusura di seduta.
Tornando alla nota del Fondo, si osserva che le banche italiane «oggi appaiono ben capitalizzate» e in grado «di resistere sia a uno scenario caratterizzato da più shock finanziari sia da quello di una crescita lenta e protratta» grazie alla forte posizione patrimoniale e al sostegno alla liquidità offerto dalla Bce. Il Fondo raccomanda tuttavia che siano attuate iniziative per «alzare le difese» degli istituti di credito di fronte al prolungarsi della recessione che ha inciso soprattutto sulla redditività e sul deterioramento della qualità dei crediti. Tra queste Washington, riconoscendo alla Banca d’Italia il merito di averle già avviate, indica l’aumento degli accantonamenti sui crediti, il miglioramento dell’efficienza e della redditività e «lo sviluppo di un mercato per la vendita degli asset deteriorati».
L’Fmi raccomanda poi una vigilanza più stretta sulle Fondazioni, giustificata dalla «presenza sistemica» di questi enti nell’azionariato delle banche e dalla loro peculiare struttura di governance. In ogni caso, secondo gli economisti di Washington, «far ripartire la crescita economica attraverso il perseguimento della stabilità macroeconomica, finanze pubbliche prudenti e riforme strutturali rimane la precondizione più importante per la stabilità finanziaria».

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