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Il Fmi apre sul debito, sì di Londra

Senza un taglio netto del debito o almeno un allungamento delle scadenze di rimborso il Fondo monetario non parteciperà al terzo salvataggio della Grecia. Tra sabato e domenica scorsi gli analisti del Fmi hanno inviato un memorandum riservato alla Commissione. La prosa è insolitamente chiara: nel giro di due anni il debito esploderà fino a toccare il tetto del 200% del pil greco, rispetto al 180% di oggi. Un livello semplicemente insostenibile. Qualsiasi piano di aiuti non può sortire alcun effetto se contestualmente non viene alleggerita l’esposizione finanziaria. 
Il documento del Fondo era sul tavolo del negoziato, o comunque a conoscenza della Commissione guidata da Jean-Claude Juncker, prima che venisse chiusa la trattativa nella notte del 13 luglio. Ma ieri il testo è finito sulle pagine del «Financial Times» e la cosa non sembra dispiacere all’Istituto guidato da Christine Lagarde: un portavoce si è fermato a lungo a spiegare, commentare, sempre in via informale. Da qualche giorno il Fmi ha cambiato marcia e atteggiamento sul dossier greco. La stessa Lagarde ha attenuato le richieste ultimative al governo di Alexis Tsipras. Dietro questa trasformazione si vede nitidamente la mano degli Stati Uniti, il maggiore azionista dell’Istituto. Il ministro del Tesoro americano, Jack Lew, ormai da mesi, chiede agli europei di ridurre il peso del debito. Lo farà direttamente oggi, incontrando prima il presidente della Bce, Mario Draghi e poi il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble, la personificazione del «no» al condono finanziario.Si vedrà presto se l’offensiva Fmi-Usa sarà in grado di rivedere o integrare l’accordo con Atene. Esiste il quadro giuridico che, naturalmente, pone dei vincoli: il Fmi sostiene che, sulla base del suo statuto, non può assegnare ulteriori risorse a un Paese, come la Grecia, non in grado di restituirle. La Germania, e su questo Schauble e la cancelliera Angela Merkel sono uniti, replicano che i trattati vietano la cancellazione dei debiti. Ma l’approccio rigidamente normativo si sta logorando giorno dopo giorno. Certo per il premier britannico, David Cameron, fuori dalla mischia, è facile dire che «il Fmi ha ragione, il principio che ci dev’essere l’alleggerimento del debito è giusto». Più impegnativa l’uscita del primo ministro francese Manuel Valls: «Un trattamento equilibrato del debito è vitale per la Grecia, perché il Paese possa considerare un futuro che non si limiti ai rimborsi». Valls guarda non alla riduzione secca, ma alla «riprofilazione» del debito, cioè all’allungamento delle scadenze per i rimborsi. Sul punto va registrata la mezza apertura concessa ieri dal portavoce di Schauble: «Tecnicamente esiste questa possibilità». Gli americani ne prendono nota con genuino sgomento: lo sostengono dalfebbraio, quando il presidente Barack Obama disse che «non si può continuare a spremere un Paese già in recessione».

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