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Il fisco va a nozze

La cointestazione dei beni fra coniugi non stoppa le azioni del fisco per contrastare l’evasione fiscale. Può infatti essere confiscato pro quota l’immobile dell’imprenditore che non ha pagato l’Iva anche se in comunione legale con il partner. Infatti a quest’ultimo può essere assegnata la somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso.

È quanto si evince dalla sentenza n. 3535 depositata ieri dalla Corte di cassazione.

La terza sezione penale ha respinto il secondo motivo del ricorso relativo alla possibilità di spiccare la misura sull’immobile in comunione e accolto il primo con il quale la difesa dell’imprenditore chiedeva la confisca diretta prima sui beni della società.

In sentenza sul primo punto si legge che la comunione legale dei beni non è di ostacolo di per sé alla confisca «pro quota» dell’immobile che ne costituisca oggetto. Ciò sul rilievo che tale regime patrimoniale non esclude la disponibilità dell’immobile da parte dell’autore del reato e non lo sottrae all’azione esecutiva dei creditori particolari del coniuge, salvo in tal caso l’assegnazione, a favore dell’altro, della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo. Inoltre, aggiungono gli Ermellini, il sequestro preventivo per equivalente può riguardare nella loro interezza anche i beni in comproprietà con un terzo estraneo al reato, qualora essi siano indivisibili o sussistano inderogabili esigenze per impedirne la dispersione o il deprezzamento, essendo altrimenti assoggettabile alla misura cautelare soltanto la quota appartenente all’indagato.

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