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Il fisco Usa vuol guardare nei conti delle banche Ue

di Ettore Bianchi  

I conti pubblici degli Stati Uniti non sono così brillanti e il governo si trova a fronteggiare un deficit pubblico schizzato alle stelle per sostenere l'economia dopo la crisi. Così, per recuperare soldi, la macchina fiscale si è messa in moto. Obiettivo: stanare gli evasori.

Anche in Europa.

Proprio nel Vecchio continente si giocherà presto una battaglia decisiva. Banche e società di gestione, soprattutto quelle straniere insediate in Europa, dal 1° gennaio 2013 dovranno identificare ciascun cliente americano per permettere a Washington di recuperare le somme nascoste al fisco. In alternativa, esse si troveranno tassate al 30% sull'insieme dei loro flussi provenienti dagli Usa. Ci si domanda se in Europa bisognerà mettere la croce sui clienti d'Oltreoceano. Una situazione che vogliamo evitare, replica James Broderick, di JP Morgan Asset Management. L'industria si sta preparando ad affrontare la situazione e, con l'appoggio delle autorità politiche, spera ancora di ottenere qualche correzione al testo di legge americano adottato in marzo sotto il nome di Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act) e di cui il Tesoro si appresta a scrivere le disposizioni applicative. Vi sono, però, ancora molte incertezze sulle implicazioni di questa novità a livello extraterritoriale.

In concreto questa legge, che completa un dispositivo esistente giudicato meno stringente e senza obiettivi repressivi, obbligherà le istituzioni finanziarie straniere a catalogare e dichiarare i conti americani, specificando il loro ammontare. Se il cliente rifiuta questo intervento, la sua banca o società di gestione sarà costretta a prelevare alla fonte una ritenuta del 30%. I recidivi rischiano il blocco del loro conto.

Jacques Ripoll, direttore del polo investimenti globali di Société Générale, afferma che il suo gruppo finanziario è in fase di studio. I nuovi obblighi andranno a colpire parecchie entità: banche private, banche universali, gestori di titoli. Se l'intervento dell'amministrazione americana è ammirevole (lottare contro l'evasione fiscale), serve però un lavoro di coordinamento internazionale.

Il commissario Ue Algirdas Semata, che si occupa di questioni fiscali e doganali, ha sensibilizzato i vertici di Washington sugli effetti negativi di tale provvedimento in Europa, sollecitando il dialogo. Ma dall'altra parte dell'oceano attendono con ansia quei soldi per finanziare un piano di sostegno all'impiego che è stato varato recentemente.

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