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Il fisco Usa vuol curiosare altrove

di Tancredi Sequi 

In attesa di raggiungere un accordo bilaterale con la Svizzera, gli Stati Uniti si preparano a frugare nei conti correnti di Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Al termine di un lungo tiramolla con l'Europa legato a questioni riguardanti la tutela della privacy dei cittadini, l'Internal revenue service (Irs), ovvero l'Agenzia delle entrate americana, a inizio mese ha dato l'ok affinché siano le stesse autorità fiscali dei singoli paesi a fare da intermediari tra gli istituti di credito e il Fisco americano nella gestione delle informazioni su presunti evasori con conti correnti o attività finanziarie al di fuori degli Usa nell'ambito dell'applicazione del Foreign account tax compliance act (Facta).

Adottata nel 2010 dagli Usa per colpire l'evasione offshore, la legislazione Facta introduce obblighi dichiarativi a carico dei soggetti ?nanziari non statunitensi. Nello specifico, a partire dal 2014, banche, broker, trust, fondi hedge, compagnie assicurative società di private banking che detengono e vogliono continuare a mantenere rapporti ?nanziari di fonte Usa, in conto proprio o di terzi, dovranno impegnarsi a comunicare i nomi e le movimentazioni dei clienti potenziali evasori americani intestatari di un conto presso il loro istituto. Per i soggetti non compliant, scatterà una ritenuta del 30% sui pagamenti di fonte Usa come cedole, dividendi, interessi, royalties, stipendi o rendite. Oltre alle imprese non finanziarie, laddove presentino nella compagine azionaria soggetti riconducibili agli Stati Uniti che posseggano almeno il 10% del capitale.

La concessione offerta da Washington al Vecchio continente ha generato un effetto immediato. Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito hanno annunciato congiuntamente di voler adottare un approccio comune finalizzato all'applicazione del Foreign account tax compliance act attraverso accordi bilaterali basati sulle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni. «I sei Paesi condividono l'obiettivo di intensificare la lotta all'evasione fiscale internazionale e si impegnano a individuare gli strumenti internazionali e nazionali più idonei a realizzare uno scambio automatico di informazioni tra amministrazioni che possa consentire alle istituzioni finanziarie interessate dalle norme Usa di evitare il ricorso ad accordi individuali di tipo contrattuale con l'amministrazione finanziaria americana», hanno spiegato i cinque ministeri delle Finanze in un comunicato congiunto. «L'approccio intergovernativo è informato al principio di reciprocità e consente lo scambio automatico di informazioni in due direzioni (da e verso gli Stati Uniti)». La conclusione di accordi bilaterali dovrebbe quindi favorire la compliance fiscale internazionale e facilitare l'applicazione della legislazione fiscale a beneficio di entrambe le parti. In altri termini, questo vuol dire che in futuro l'applicazione del Facta per i cinque paesi europei interessati non sarà a livello di banche ma a livello governativo. I singoli istituti di credito non dovranno cioè più concludere accordi individuali con l'Irs ma potranno comunicare i dati direttamente all'amministrazione ?scale del proprio paese che si farà garante dell'intermediazione girandoli a sua volta a Washington. «L'intento dei governi è quello di rafforzare la collaborazione finalizzata a raggiungere nel tempo standard comuni in materia di obblighi dichiarativi e di due diligence, mantenendo al livello più basso possibile i costi di adempimento per le istituzioni finanziarie e per gli altri soggetti interessati dall'applicazione della normativa Facta», hanno spiegato i delegati di Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. «L'auspicio congiunto è che sia possibile in futuro lavorare con altri Paesi, insieme all'Unione europea e all'Ocse, per adattare la normativa Facta a un modello comune per lo scambio automatico di informazioni».

I vincoli di adempimento per i Paesi che sottoscrivono il Facta.

Sottoscrivendo un accordo con gli Usa, il partner Facta conviene di cercare di fare adottare la normativa di attuazione necessaria per richiedere alle istituzioni finanziarie situate nella propria giurisdizione di acquisire e comunicare alle autorità del partner Facta le informazioni richieste; abilitare le istituzioni finanziarie stabilite nel partner ad applicare tutte le misure necessarie per l'identificazione dei conti statunitensi; e trasmettere agli Stati Uniti, su base automatica, le informazioni comunicate dalle istituzioni finanziarie.

In considerazione di questo, gli Stati Uniti si farebbero garanti di eliminare l'obbligo per ciascuna istituzione finanziaria estera stabilita in un partner Facta di concludere un separato accordo generale direttamente con l'Irs; consentire alle istituzioni finanziarie estere stabilite in un partner Facta di adempiere ai propri obblighi dichiarativi comunicando le informazioni al partner e non direttamente all'Irs; eliminare la ritenuta Usa sui pagamenti alle istituzioni finanziarie estere stabilite nel partner Facta; identificare nell'accordo specifiche categorie di istituzioni finanziarie estere stabilite nel partner che sarebbero considerate, in linea con le istruzioni amministrative dell'Irs, come adempienti oppure a basso rischio di evasione fiscale; e impegnarsi alla reciprocità rispetto alla acquisizione e alla comunicazione su base automatica alle autorità del partner Facta delle informazioni sui conti Usa dei residenti del partner Facta. Inoltre, alle istituzioni finanziarie stabilite nel partner Facta non sarebbe richiesto di chiudere il conto dei titolari di rapporto »ricalcitranti» e applicare la ritenuta sui pagamenti cosiddetti «passthru» corrisposti a titolari «ricalcitranti».

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