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Il fisco Usa punta gli Svizzeri

Credit Suisse nel mirino del fisco americano. Il nome del colosso finanziario elvetico è stato indicato in un rapporto di 175 pagine redatto una sottocommissione del senato americano che accusa il dipartimento di giustizia a stelle e strisce di aver fatto troppo poco per ottenere dalla banca i nomi di circa 22 mila clienti americani con un conto segreto in Svizzera tra il 2001 e il 2008. Un giro d’affari di tutto rispetto, capace di celare all’Irs (l’agenzia delle entrate di Washington), capitali per oltre 9,8 miliardi di euro. «A oggi il governo ha ottenuto dalla Svizzera soltanto 230 nominativi di cittadini americani con conti cifrati nelle banche elvetiche», si legge nel rapporto secondo cui il Credit Suisse, per agevolare l’evasione di alcuni clienti, avrebbe rilasciato dichiarazioni false per visti negli Stati Uniti, oltre a far sparire documenti e creare un ufficio all’aeroporto di Zurigo con i conti di 10.000 clienti statunitensi. Non solo. Il colosso bancario avrebbe corteggiato potenziali clienti sui campi da golf della Florida e durante balli a tema svizzero organizzati nella città di New York. E per limitare la tracciabilità delle proprie operazioni, avrebbe organizzato meeting con i correntisti all’interno di ascensori e recapitato gli estratti conto nascosti tra le pagine di riviste come Sport Illustrated. Accuse molto dure che associano Credit Suisse a quanto fatto, negli anni scorsi da Ubs. In quel caso, la maggiore banca svizzera aveva patteggiato il pagamento di 780 milioni di dollari per il ruolo giocato nell’aiutare cittadini americani a evadere le tasse. Finale a cui sembra destinato anche Credit Suisse. Non si è fatta attendere la replica del colosso finanziari elvetico che ha respinto le accuse del senato Usa sostenendo di aver «lavorato duramente per eliminare asset americani non dichiarati negli Stati Uniti da quando le autorità di Washington hanno cominciato a indagare sulla questione nel 2008». E quand’anche ci siano stati «comportamenti scorretti nella gestione dei clienti in passato, questi sono stati limitati a un piccolo gruppo di private banker con sede in Svizzera». La banca ha inoltre definito non accurate le accuse contenute nel rapporto secondo cui alcuni manager avrebbero tentato di riportare in modo improprio i dati finanziari. Credit Suisse, infine, ha fatto notare di avere già «consegnato agli inquirenti americani informazioni nella misura autorizzata dalla legge svizzera che impone limitazioni sulla documentazione che può essere fornita». Almeno fino a quando il senato di Washington non approverà un protocollo del 2009 sulla doppia tassazione.

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