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Il Fisco trasforma il credito in debito

Due dimenticanze che possono costare care ai contribuenti riguardano l’omessa presentazione delle dichiarazioni annuali con imposte a credito e l’omesso pagamento dello 0,40% per i versamenti eseguiti entro 30 giorni dalla scadenza del termine originario. I contribuenti e gli uffici sono in confusione dopo la chiusura dell’agenzia delle Entrate, sui crediti risultanti da dichiarazioni annuali Iva, redditi o Irap omesse. Questo per la ragione che mentre fino a qualche mese fa gli uffici, prima con la circolare 222/E del 30 novembre 2000, poi con la risoluzione 74/E del 19 aprile 2007, si erano dimostrati tolleranti per queste dimenticanze, riconoscendo i crediti in autotutela, previo controllo dei documenti, con la sola richiesta di una sanzione di 258 euro per la dichiarazione omessa, dopo la circolare 34/E del 6 agosto 2012, questa tolleranza non c’è più. Per le Entrate, dimenticare di presentare i conti annuali dell’Iva, dell’Irap o dei redditi, comporta il pagamento dei crediti, più sanzioni, interessi e compensi di riscossione, e solo dopo si potrà chiedere il rimborso.
Il credito in “tempo reale”
Si può sperare in un ravvedimento della posizione espressa nella circolare 34/E del 6 agosto 2012. La speranza è riposta nella lettera inviata al Sole 24 Ore il 9 agosto 2012, in base alla quale, per i crediti delle dichiarazioni annuali omesse, il Fisco si potrebbe “accontentare” delle sanzioni, con gli uffici disposti, se ne ricorrono i presupposti, «al riconoscimento del credito in tempo reale». Insomma, senza bisogno di aprire il contenzioso. L’agenzia delle Entrate dovrà però chiarire il significato delle parole «in tempo reale», le modalità di pagamento, nonché il comportamento che devono tenere gli uffici per riconoscere il credito sulla base di «un semplice riscontro contabile» prima di aprire un inutile contenzioso.
Ritardo sullo 0,40%
La speranza è che tra le promesse semplificazioni in arrivo sia prevista quella di applicare le sanzioni in modo più equilibrato rispetto a quelle applicate in modo automatizzato in caso di versamenti eseguiti in ritardo o in modo insufficiente rispetto all’importo dovuto. Negli ultimi anni sono successi casi in cui, a seguito del controllo automatizzato del Fisco, è stata applicata la sanzione del 30% sull’intero importo delle somme che dovevano essere aumentate dello 0,40%, senza cioè considerare le somme versate.
Ad esempio, su un versamento di 50mila euro, eseguito entro il trentesimo giorno successivo al termine previsto, che, con la maggiorazione dello 0,40%, doveva essere di 50.200 euro, al contribuente che ha versato 50mila euro, dimenticandosi lo 0,40%, è stata applicata la sanzione del 30% sull’intero importo di 50.200 euro. In alcuni uffici, la risposta fornita al contribuente è stata del tipo che «non possiamo fare nulla perché è il computer che calcola la sanzione», senza rendersi conto che il computer potrebbe anche essere stato programmato in modo errato. Ciò per la ragione che la sanzione del 30% deve essere applicata sull’insufficiente versamento di 200 euro, e non anche sull’importo versato di 50mila euro, considerato che il versamento differito con lo 0,40% è una facoltà concessa al contribuente, nei cui confronti è applicabile la sanzione del 30% solo sugli importi versati in ritardo od omessi. Il contribuente è cioè libero di versare i 50mila euro nei termini di legge, ovvero i 50mila euro entro il trentesimo giorno successivo ai termini previsti, maggiorando le somme dovute dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, in totale 50.200 euro (50.000 più 200 di maggiorazione). Se entro il termine differito versa meno dei 50.200 euro, scatta la sanzione sul minore importo versato e non su tutti i 50.200 euro.

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