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Il Fisco semplice resta ancora un miraggio

Semplificazioni fiscali, chi le ha viste? A un anno dall’avvio dell’operazione, gran parte del lavoro resta ancora da fare.
L’agenzia delle Entrate ha tagliato diversi adempimenti inutili partendo dalla lista firmata un anno fa dal direttore, Attilio Befera. Ma l’ambizioso disegno di legge sulle semplificazioni (non solo tributarie), presentato a giugno dal Governo, è ancora fermo in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, dove i senatori finora non si sono certo affannati per accelerarne l’esame. Mentre la delega fiscale, che pure contiene un pacchetto di misure di riordino, ha fatto poca strada in più: ottenuto il via libera della Camera, è ora al Senato. E comunque, anche dopo l’ok del Parlamento al Ddl, servirà tempo per mettere a punto e approvare i decreti delegati.
Risultato: la complessità del sistema resta intatta, o quasi. Una complessità che non dipende solo dal numero degli adempimenti, ma anche da norme che spesso non si capiscono e che, quando si capiscono, cambiano di continuo.
Il caso Imu e gli acconti
Prendiamo un esempio concreto. Pagare tutti gli acconti delle imposte dirette in un’unica data è una comodità, riconosciuta come tale anche dalle classifiche internazionali della Banca mondiale (si veda l’articolo a lato). Ma se quella data è il 2 dicembre e se negli ultimi giorni si è tornato a parlare di un possibile aumento degli acconti e persino di uno slittamento della stessa scadenza, è facile capire quanto diventi complicata la vita dei contribuenti e dei professionisti che li assistono.
Lo stesso vale per l’Imu. Le date di versamento – 16 giugno e 16 dicembre – sono stabilite per legge. Il problema è che la stessa legge (anzi, un decreto convertito pochi giorni fa dal Parlamento) permette ai Comuni di pubblicare su internet le delibere con le aliquote dell’imposta fino a lunedì 9 dicembre, lasciando quindi cinque giorni lavorativi per fare le ricerche sui siti istituzionali degli enti locali – rigorosamente uno diverso dall’altro – e poi effettuare i calcoli e preparare i modelli di versamento. E non si può neppure dire che la colpa sia tutta dei consigli comunali: dipende, se mai, dai continui ritocchi alla normativa.
Un altro dei punti di forza del sistema fiscale italiano – soprattutto in confronto ad altri Paesi – è l’utilizzo dell’informatica per la trasmissione e lo scambio di dati, dichiarazioni e comunicazioni. Anche in questo caso, però, come per l’accorpamento delle scadenze, la possibilità di inviare tutto online non è una garanzia di semplicità, soprattutto se il numero dei file trasmessi cresce (o comunque non diminuisce) un anno dopo l’altro.
Valgano per tutti due esempi. L’invio dello spesometro, cioè la comunicazione delle fatture e ricevute a privati a partire da 3.600 euro, era già stato semplificato dalle Entrate all’inizio di agosto. Ma i tempi lunghi necessari a definire il modello e il software per l’invio hanno comunque lasciato pochi giorni ai contribuenti in vista della scadenza di domani, 12 novembre. Con il risultato che giovedì scorso l’Agenzia ha pubblicato un comunicato in cui annunciava che il canale Entratel sarebbe rimasto aperto per l’inoltro fino al prossimo 31 gennaio. Ma per frenare le preoccupazioni che già si stavano diffondendo tra i professionisti è servito un secondo comunicato il giorno dopo.
Altro esempio emblematico è quello della comunicazione dei beni d’impresa dati in uso ai soci. Anche in questo caso c’è una scadenza ravvicinata (12 dicembre) e una semplificazione recente sulla quale si attendono ulteriori chiarimenti. E anche in questo caso si rischia di arrivare con il fiato corto a pochi giorni dall’invio. Senza dimenticare che l’obbligo della comunicazione risale alla manovra di Ferragosto del 2011 e di proroga in proroga si avvicina solo ora al primo traguardo, più di due anni dopo l’emanazione della legge.
In attesa del Ddl
Gli effetti negativi della complessità sono concretamente misurabili. La norma che introduce le società tra professionisti (Stp), ad esempio, non chiarisce come vada tassato il reddito prodotto. E forse non è un caso che le Stp, finora, siano una decina in tutta Italia (si veda Il Sole 24 Ore del 21 ottobre).
È indispensabile, allora, l’intervento del Ddl semplificazioni (As 958), che punta a qualificare i ricavi come reddito da lavoro autonomo. Ma per ora è solo un progetto di legge. Così come la riduzione a 15 giorni del termine entro cui il Fisco può negare l’autorizzazione a operare con partita Iva in ambito comunitario. O come la possibilità di optare direttamente con la dichiarazione dei redditi per i regimi fiscali speciali, tra cui quello della trasparenza.

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