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Il fisco scavalca gli studi di settore

di Francesco Falcone e Antonio Iorio

Indici di redditività o percentuali medie di ricarico. Gli uffici territoriali dell'amministrazione finanziaria stanno bypassando gli studi di settore per accertare maggiori ricavi alle imprese. In questa direzione, si sono già mossi a Brescia (dove però è già arrivato un primo stop dalla Ctp che ha definito il metodo adottato «artigianale») e Pavia (si veda l'articolo in basso). In entrambi i casi, gli avvisi di accertamento sono stati emessi senza un preventivo contraddittorio con il contribuente.

La procedura

Più nel dettaglio, in provincia di Brescia un ufficio ha elaborato i dati delle dichiarazioni 2006 relative a 62 imprese operanti nel settore dei lavori edili con il codice di attività 45410 (intonacatura). Dall'esame di tali elaborazioni ha rilevato che l'indice di redditività medio (vale a dire il rapporto tra reddito e ricavi) è stato del 20,48 per cento. A tutte le imprese che hanno conseguito un indice di redditività inferiore alla metà di quello medio (10,24 per cento), l'Agenzia ha inviato un avviso di accertamento. In particolare, secondo l'ufficio, la rettifica è legittimata sulla base dell'orientamento giurisprudenziale di legittimità in virtù del quale «la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la legittimità dell'accertamento analitico induttivo, qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile perché confliggente con i criteri della ragionevolezza anche sotto il profilo dell'antieconomicità del comportamento del contribuente».

Secondo gli avvisi di accertamento inviati, «l'indice di redditività dell'attività svolta nell'anno 2006, risultante dalle scritture contabili è significativamente inferiore addirittura alla soglia pari al 50% dell'indice medio del settore, determinato in ambito territoriale». Di conseguenza, questa evidenza rappresenta un'oscillazione significativa, tale da rendere inattendibili i ricavi dichiarati. In altri termini, «l'esistenza di un indice di redditività significativamente inferiore a quello medio del settore è una circostanza rilevante che verosimilmente integra il requisito di abnormità delineato dalla giurisprudenza sopra richiamata». Sulla base di queste considerazioni, alle varie imprese che presentavano le caratteristiche delineate sono stati contestati maggiori imposte sui redditi, Irap e Iva con relative sanzioni e interessi.

La decisione di primo grado

La Commissione tributaria provinciale di Brescia con la sentenza 146/7/10, si è pronunciata sulla legittimità di questi accertamenti e ha contestato la scelta di bypassare gli studi di settore.

Nel ricorso, il contribuente lamentava la mancanza di contraddittorio prima dell'emissione dell'accertamento, evidenziando che, dopo aver presentato invano un'istanza di annullamento dell'atto in via di autotutela, richiedeva un'adesione perché sarebbe risultata più conveniente di un lungo e costoso contenzioso. Veniva poi evidenziato che erano state totalmente ignorate dall'ufficio le risultanze degli studi di settore, elaborate per quella determinata attività e di gran lunga più attendibili sotto il profilo statistico e metodologico rispetto ai calcoli eseguiti dall'ufficio. Infatti verificando gli esiti dello studio di settore del contribuente emergeva, contrariamente a quanto risultava dagli indici elaborati dall'ufficio, che aveva dichiarato ricavi congrui.

La Ctp ha condiviso la tesi difensiva, censurando il comportamento dell'ufficio sia rispetto agli studi di settore sia alla metodologia adottata. «Non si comprende – scrivono i giudici – perché l'ufficio anziché attenersi alle risultanze degli studi di settore abbia esperito un tipo di accertamento che è una sorta di studio di settore artigianale basato su di una media aritmetica di dati di aziende locali».

I giudici provinciali hanno anche rilevato il mancato ricorso al contraddittorio preventivo in palese violazione anche alle più recenti pronunce della Cassazione a Sezioni unite in tema di studi di settore, evidenziando appunto che l'unico confronto con il contribuente è avvenuto, su richiesta di quest'ultimo, in sede di adesione, ma solo per rideterminare l'entità dei ricavi. Ora si aspetta il giudizio della Commissione tributaria regionale, visto che l'ufficio ha già presentato il ricorso in appello.
 

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