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Il fisco preferisce gli sposati

Nei primi tempi dopo la riunificazione, quando Angela Merkel era «Das Mädchen», la ragazza, di Helmut Kohl, la protetta del cancelliere, che però mai avrebbe neppure sognato che un giorno lei potesse prendere il suo posto, non era sposata. Dopo il primo matrimonio finito con il divorzio, conviveva con Joachim Sauer, scienziato di fama mondiale. «Spòsati», le ordinò Kohl.

Non avrebbe potuto fare carriera in un partito, la Cdu, la cui «c» sta per cristiano. Lei, figlia di un pastore luterano, è atea dichiarata, ma obbedì. Carriera o no, anche la «ragazza» venuta dall’Est sicuramente non prevedeva, di diventare un giorno il politico più potente del mondo occidentale. Di sicuro le nozze le avrebbero fatto risparmiare un bel po’ di tasse.

Un vecchio privilegio per i coniugati, sempre più spesso rimesso in discussione. Marito e moglie possono presentare una dichiarazione congiunta al fisco. Il totale si somma e poi si divide per due. Un bel vantaggio se uno dei due ha un reddito vicino allo zero. Un esempio concreto: se lui o lei guadagna 100mila euro, si paga due volte su 50, con un aliquota del 26,6 per cento. Lo scapolo arriverebbe a pagare il 35. L’anello nuziale procura un risparmio di 8.300 euro. Il massimo, di 15 mila euro, si raggiunge con un reddito di 500 mila euro. Un regalo per i ricchi si indigna la «Linke», il partito dell’estrema sinistra, perché chi si sposa in chiesa o civilmente deve essere avvantaggiato rispetto agli scapoli, o alle coppie che convivono senza regolarizzare l’unione? A parità di reddito, una coppia senza figli paga meno di una madre single.

Die Linke propone di abolire lo splitting. Lo adottano ancora solo gli Stati Uniti, il Lussemburgo, la Polonia e alcuni cantoni della Svizzera. La Gran Bretagna, l’Austria e la Spagna lo hanno cancellato. Tra l’altro, lo sconto per sposati causa una perdita alle casse dello stato di una ventina di miliardi all’anno, quanto costa mantenere il milione abbondante di profughi giunti nel 2015.

I partiti sono indecisi: si perdono o si guadagnano voti dando retta alla Linke? Prevalgono gli scapoli o gli ammogliati? Il paradosso è che lo splitting fu introdotto nel 1958 su pressione della Corte costituzionale. I coniugi hanno più spese di un single, e costano meno per gli aiuti sociali. In caso di difficoltà per uno dei due, tocca al partner aiutarlo. Il single ha invece diritto all’assegno sociale, alla casa gratuita, e così via. Anche in caso di divorzio tocca al coniuge, quasi sempre lui, mantenere il partner senza reddito. Il che, ovviamente, non avviene nel caso di coppie di fatto.

Altri critici osservano che lo splitting favorisce le coppie in cui solo uno lavori. Questo potrebbe indurre il partner che non ha reddito o guadagna di meno a non cercarsi un’occupazione, o a non migliorare la propria posizione. Perché andare in ufficio se lo stipendio netto sarebbe poco superiore al risparmio fiscale? E sono contrarie allo splitting anche le donne con un buon reddito: sposandosi e presentando una dichiarazione comune al marito con un introito elevato finiscono per pagare più tasse che da single.

È probabile che lo splitting resti, anche perché al contrario di quanto avviene nell’Italia di una Fornero, il passato non si tocca. I coniugi che ne godono continueranno ad avere lo sconto, e l’abolizione varrebbe solo per chi si sposa da domani. Bisognerebbe attendere una generazione per avere un effetto sulle casse dello stato. I partiti, inoltre, per non scontentare nessuno, stanno progettando una modifica a favore della politica familiare: lo splitting non sarebbe limitato alla coppia, ma esteso ai componenti del nucleo familiare. Si abolirebbero gli assegni familiari, ma invece di dividere per due, si dividerebbe per tre o per quattro, se la coppia ha un figlio, o più di un bambino. Servirebbe anche a incrementare il tasso di natalità, che sarebbe il più basso del mondo, se non fosse battuto dall’Italia.

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