Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il fisco non può andar di fretta

Sugli accertamenti anticipati le Sezioni unite esaltano lo statuto del contribuente. Il mancato rispetto da parte dell’Ufficio del termine dei 60 giorni assegnati, dal comma sette dell’articolo 12 della legge n.212/2000 al contribuente, in assenza di casi di particolare e motivata urgenza, costituisce un vizio di legittimità dell’atto impositivo che può essere fatto valere dal contribuente stesso in sede contenziosa.

Si risolve così, definitivamente, il contrasto interpretativo sorto in seno alla sezione tributaria della Corte di cassazione, con la scelta della linea più favorevole alle ragioni del contribuente, espressa nella sentenza n.18184 depositata il 29 luglio scorso.

Nella tabella in pagina abbiamo riassunto sia le tre correnti di pensiero divergenti sul tema che hanno dato luogo alla necessità di sottoporre, una volte per tutte, la questione del mancato rispetto del termine dei 60 giorni alle Sezioni unite civili della Suprema corte, sia il principio di diritto sancito dalle stesse nella parte motiva della sentenza richiamata.

In primo luogo la sentenza precisa il rilievo che deve essere dato al suddetto precetto normativo per il semplice fatto che tale disposizione risulta «inserita nello Statuto dei diritti del contribuente».

Le disposizioni contenute in tale legge, si legge nella sentenza in commento, costituiscono infatti principi generali dell’ordinamento tributario e possono essere derogate o modificate solo espressamente e mai da leggi speciali. Le parole usate dalle Sezioni unite suonano come una sorta di riabilitazione dei principi di diritto sanciti in una delle norme portanti dell’intero ordinamento tributario.

Buona parte delle disposizioni contenute nello statuto del contribuente, continuano le Sezioni unite, esprimono infatti «principi immanenti dell’ordinamento tributario» e costituiscono quindi veri e propri criteri guida nell’orientare l’interprete nell’esegesi delle norme.

All’interno delle norme dello statuto del contribuente, quelle contenute nell’articolo 12 assumono poi una rilevanza del tutto particolare sia in ragione dell’oggetto della norma stessa – diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali – sia in ragione delle finalità dalla stessa perseguite.

Il comma sette della citata disposizione, oggetto dell’esame delle Sezioni unite, costituisce proprio espressione diretta di tutta una serie di principi di valenza costituzionale alla base dei quali si deve fondare e improntare il rapporto fra il fisco e il contribuente. Nella sentenza in commento vengono richiamati il principio del buon andamento e imparzialità dell’amministrazione (art.97 Cost.), il principio della capacità contributiva (art.53 Cost.) nonché il principio di uguaglianza inteso sotto il profilo della ragionevolezza di cui all’articolo 3 della carta costituzionale.

Alla luce di queste fondamentali considerazioni le Sezioni unite della Cassazione sviluppano il ragionamento sul quale si fonda il principio di diritto emanato con la sentenza in commento. La forma di collaborazione fra il fisco ed il contribuente che introduce il comma sette dell’articolo 12 dello Statuto, si legge in sentenza, trova il suo fondamento proprio nel termine dei 60 giorni dalla chiusura delle operazioni di verifica nel quale, salvo i casi di motivata urgenza, può instaurarsi un vero e proprio contraddittorio procedimentale. In questa finestra temporale infatti il contribuente può comunicare all’Ufficio osservazioni e richieste circa i contenuti del processo verbale di chiusura delle operazioni che dovranno essere appositamente valutate dallo stesso ente impositore.

Tenuto conto della fondamentale importanza che riveste, sia in ambito comunitario sia in ambito nazionale, lo strumento del contraddittorio endo procedimentale, quale strumento diretto sono soltanto a garantire il contribuente ma anche ad assicurare il migliore esercizio della potestà impositiva, non può che essere valutata in senso estremamente negativo una compressione o peggio una ingiustificata soppressione dello stesso.

La sentenza delle Sezioni unite riporta al suo interno anche tutta una serie di pronunce della giurisprudenza sia della corte di giustizia dell’unione europea sia della stessa Corte di cassazione che hanno definito come elemento essenziale e imprescindibile dell’accertamento tributario il contraddittorio procedimentale. Fra queste meritano di essere qui semplicemente richiamate le pronunce delle stesse Sezioni unite in tema di studi di settore (n.26635/2009 e seguenti).

Alla luce di questo articolato ma lineare ragionamento la sentenza in rassegna trae una prima e importante conclusione: l’inosservanza del termine dilatorio prescritto dal comma 7 dell’articolo 12 della legge 212/2000, in mancanza di qualificate ragioni d’urgenza, non può che determinare l’invalidità dell’avviso di accertamento emanato anticipatamente perché tale modus operandi finisce per costituire un vero e proprio vizio dell’intero procedimento amministrativo.

Ciò premesso i giudici delle Sezioni unite hanno inoltre precisato il senso e il peso specifico che deve essere attribuito alla deroga espressa dalla norma in relazione ai casi di particolare e motivata urgenza.

Nello specifico è scarsamente rilevante la circostanza che vede tale deroga enunciata o meno nella motivazione dell’accertamento. Ciò che veramente rileva per le Sezioni unite della Cassazione è «unicamente il fatto che la particolare urgenza di provvedere effettivamente nella fattispecie vi sia stata».

Ciò significa dunque far prevalere la sostanza sulla forma e concedere al contribuente la possibilità, a fronte di un avviso di accertamento emesso prima della scadenza del termine dei 60 giorni, privo dell’enunciazione dei motivi di urgenza che lo legittimano, di poterlo impugnare per il solo vizio di motivazione in ordine alla violazione del termine. In tale ipotesi spetterà all’ufficio provare l’effettiva sussistenza del requisito dell’urgenza al momento della prematura emissione dell’accertamento e al giudice tributario valutare, in ultima analisi, circa la bontà delle affermazioni dell’Ufficio stesso.

Ultimo nodo da sciogliere riguarda le fattispecie alle quali si debba applicare il suddetto termine a garanzia. Ovviamente la sentenza fa riferimento al dettato normativo e quindi alle attività di accertamento basate su accessi, ispezioni e verifiche nei locali destinati all’esercizio dell’attività del contribuente. Resta ovviamente da capire se pari tutela debba essere assegnata anche alle verifiche effettuate tramite richiesta di esibizione documentale da parte del contribuente senza esecuzione di un vero e proprio accesso che costituiscono la massima parte delle attività di accertamento degli uffici.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vogliono trasformare Wall Street nella loro foresta di Sherwood. E per mantenere la promessa di rub...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il cloud sovrano dove migrare i dati informatici della Pubblica amministrazione sarà gestito solo ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se fosse ancora necessario, nelle prossime settimane dal palazzo più importante della giustizia it...

Oggi sulla stampa