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Il fisco non blocca gli scambi italo-svizzeri

di Lino Terlizzi

Negli ultimi anni non sono mancate le polemiche tra Svizzera e Italia, soprattutto in campo politico-fiscale. Le vicende legate al segreto bancario elvetico e agli scudi fiscali italiani, in particolare, hanno creato tensioni. Ma, dietro queste divergenze, il fiume di robusti scambi commerciali tra i due Paesi in realtà ha continuato a scorrere. E i dati più recenti dell'amministrazione federale elvetica, relativi all'intero 2010 ed ai primi quattro mesi del 2011, lo confermano.

Da gennaio a dicembre del 2010 la Svizzera ha esportato verso l'Italia per 15,5 miliardi di franchi (+0,6% sul 2009) e ha importato dall'Italia per 18,4 miliardi di franchi (+2,7%). L'uscita dalla parentesi del 2009, anno di crisi economica globale, dunque c'è stata. L'incremento degli scambi è stato contenuto su base annua, ma secondo molti esperti di rapporti italo-svizzeri è interessante il fatto che il segno positivo sia stato ritrovato con relativa facilità, a dimostrazione di una solidità di fondo degli scambi. La forza del franco, che ha guadagnato molto terreno sia sul dollaro sia sull'euro, ha probabilmente contribuito a ridisegnare in qualche misura la geografia di questi scambi, ma nel complesso il quadro ha retto.

Per quel che riguarda il periodo gennaio-aprile 2011, poi, la tendenza al segno positivo è più chiara. L'export elvetico verso l'Italia è stato di 5,5 miliardi di franchi (+4,1% sullo stesso periodo 2010), l'import svizzero dall'Italia è stato di 6,3 miliardi di franchi (+5%). Nei primi quattro mesi di quest'anno l'Italia dunque si è confermata come secondo fornitore della Svizzera (nella classifica dell'import elvetico segue la Germania e precede la Francia e gli Usa) e come terzo acquirente di beni provenienti dalla Confederazione (dietro Germania e Usa e davanti alla Francia).

«È importante – dice Giorgio Berner, presidente della Camera di Commercio Svizzera in Italia – che la posizione italiana negli scambi commerciali con la Svizzera si mantenga saldamente a livelli alti. Certo, il 2010 per molti aspetti non è stato un anno facile dal punto di vista economico, ma gli scambi hanno conservato il segno positivo e bisogna dire che in questi primi mesi del 2011 i tassi di crescita relativi all'interscambio sono di nuovo ragguardevoli. Nel contesto delle relazioni complessive tra Italia e Svizzera, credo che ciò costituisca un elemento su cui riflettere».

I dati sul versante italiano, dell'Istituto nazionale per il Commercio Estero (Ice), relativi in questo caso ai primi tre mesi del 2011, danno uno spaccato dei settori in cui gli scambi tra i due Paesi sono più marcati. Nel periodo le voci più importanti dell'export svizzero verso l'Italia in termini di valore sono state nell'ordine: energia elettrica; medicinali e preparati farmaceutici; metalli e combustibili; prodotti farmaceutici di base; prodotti chimici di base; orologi e strumenti di misurazione. Per quel che riguarda le voci maggiori dell'import elvetico dall'Italia, nello stesso periodo sono state queste, sempre nell'ordine: metalli e combustibili; medicinali; articoli di abbigliamento; gioielleria e pietre preziose lavorate; cuoio e pelletteria; calzature.

Accanto al filone dei dati commerciali vi è poi da considerare anche quello degli investimenti. A fine 2009, secondo i dati del ministero elvetico dell'Economia, gli investimenti diretti svizzeri in Italia erano pari a 15 miliardi di euro, la Confederazione era quindi il sesto investitore nella penisola, con una presenza che portava circa 78mila posti di lavoro. Alla stessa data l'Italia aveva investimenti in Svizzera che, secondo Berna, generavano circa 13mila posti di lavoro.

Dei rapporti economici tra Italia e Svizzera si parlerà oggi nell'assemblea della Camera di Commercio Svizzera in Italia, al Centro svizzero di Milano. Dopo l'assemblea, vi sarà l'intervento di Giuseppe Deodato, ambasciatore d'Italia a Berna, sul tema “Italia e Svizzera: due parallele convergenti”.

 

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