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Il fisco «medierà» le liti a rischio

di Antonio Criscione

Ad aprile parte la mediazione obbligatoria prima di instaurare il contenzioso. Un'occasione per ridurre le liti, ma accolta con un certo scetticismo dai professionisti che vedono un rischio di duplicazione con l'accertamento con adesione. Una situazione per la quale facciamo il punto con Vincenzo Busa, direttore centrale contenzioso dell'agenzia delle Entrate.
Dottor Busa come si avvicina l'Agenzia alla mediazione tributaria?
Prima di tutto, valutando realisticamente la situazione attuale. L'elevata propensione al contenzioso denota una palese anomalia del nostro sistema tributario che non ha riscontri negli altri paesi europei. A fronte di circa 187.000 controversie tributarie instaurate mediamente all'anno in Italia con l'agenzia delle Entrate, in Francia, ad esempio, si hanno meno di 20.000. Una situazione che ha pesanti ricadute sul rapporto con i cittadini contribuenti.
Si tratta di un rimedio affidato alla stessa amministrazione che ha emanato l'atto. Sarà utile?
Se, con la mediazione, riusciremo a ridurre fortemente il contenzioso, avremo realizzato un obiettivo coincidente con l'interesse primario della stessa Agenzia. Siamo convinti infatti che ridurre il livello della conflittualità, grazie alla preventiva eliminazione dei profili di illegittimità e infondatezza dei nostri atti, concorre direttamente a migliorare la qualità della nostra azione, ad accrescere la credibilità dell'amministrazione e a incidere positivamente sulla tax compliance dei contribuenti.
Che dimensione avrà questo fenomeno?
Il numero delle istanze da trattare in un anno, fatto pari al numero delle controversie di valore non superiore a 20mila euro instaurate mediamente negli ultimi due anni, potrebbe essere di 130.000 circa (70% delle controversie instaurate). L'indicazione univoca che stiamo dando agli uffici, da gestire sulla base di elementi e supporti di tipo anche informatico, è quella di risolvere sempre in mediazione questioni che, se rinviate al contenzioso, vedrebbero l'Agenzia soccombente, anche in parte, in base a un calcolo di probabilità. Ma spiegheremo anche al contribuente, attraverso questo dialogo istituzionalizzato, se le sue possibilità di vittoria sono scarse.
Come avverrà la gestione della mediazione?
A gestire le istanze sarà l'area legale delle Direzioni provinciali, quale struttura autonoma e diversa dalle Aree accertamento e dagli Uffici territoriali che curano l'istruttoria degli atti impugnabili. Una fase pre-contenziosa gestita efficacemente dalla stessa amministrazione finanziaria è prevista anche in Francia, Spagna e Germania. In Francia, ad esempio, il 90 per cento delle controversie è risolto in via amministrativa.
L'obbligo della mediazione introduce nuovi adempimenti per il contribuente rischiando di complicare il sistema?
Lo escludo. La notificazione dell'istanza di mediazione vale come notificazione dell'eventuale ricorso cui il contribuente fosse interessato. Non vedo adempimenti aggiuntivi, ma solo l'opportunità di evitare il contenzioso.
La mediazione si rifletterà sulla qualità degli accertamenti?
Le esperienze della mediazione sono destinate a circolare all'interno delle diverse strutture in cui si articola l'organizzazione della singola Direzione provinciale, sviluppando l'attitudine a confrontarsi con i parametri di legittimità e fondatezza dei giudici.
Si rischia di riproporre inutilmente questioni non accolte in sede di accertamento con adesione?
La mediazione ha un ambito di applicazione più ampio e in parte diverso dagli altri istituti deflativi del contenzioso, considerato che non riguarda solo gli accertamenti, ma tutti gli atti impugnabili, compreso il diniego dei rimborsi. In più, obbliga l'Agenzia a esaminare e rispondere alle contestazioni del contribuente prima di adire la commissione tributaria; assolve una funzione sostanzialmente decisoria, proiettata sul giudizio delle commissioni tributarie; sostituisce la conciliazione giudiziale, assorbendone la funzione; è gestita, infine, in base a specifici criteri di valutazione enunciati dal legislatore: incertezza delle questioni controverse, grado di sostenibilità della pretesa, principio di economicità.
Quali indicazioni state per fornire agli Uffici?
Il nuovo istituto richiede, da parte degli uffici, un nuovo approccio culturale, che intendiamo stimolare attraverso un articolato piano operativo centrato sull'illustrazione dell'istituto, sulla gestione informatica delle istanze, sul calcolo del rating di sostenibilità dell'atto oggetto di mediazione, sulla formazione mirata del personale e sull'emanazione, nei primi giorni di marzo, di una circolare illustrativa degli aspetti interpretativi. Sarà poi determinante il coinvolgimento, ancor prima dell'emanazione della circolare, delle categorie professionali che assistono i contribuenti.

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