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Il Fisco lancia la campagna d’autunno

di Andrea Curiat e Giovanni Parente

Il Fisco è pronto a lanciare la campagna d'autunno contro l'evasione. La cassetta degli attrezzi per recuperare le imposte non pagate è molto più pesante dopo i decreti (e le conversioni) di questa estate. Dentro ci sono, tra l'altro, l'abbassamento delle soglie per far scattare i reati tributari e un ulteriore giro di vite sulle società di comodo. Ma pronte all'utilizzo ci sono due novità "ereditate" dalla manovra di un anno fa. Il redditometro versione 2.0 partirà fra meno di un mese come ha anticipato lo stesso direttore delle Entrate, Attilio Befera, e metterà alla prova le dichiarazioni dei redditi 2010. E soprattutto sabato prossimo entra in vigore (a meno di una proroga sul filo di lana) la rivoluzione degli avvisi di accertamento, che cercherà di risolvere il problema delle lungaggini della riscossione. Addio cartella perché il j'accuse del fisco al contribuente sarà esecutivo (e quindi sarà un titolo per incassare la presunta evasione) già dopo 60 giorni. Un tassello fondamentale per raggiungere nel 2012 l'obiettivo di 13 miliardi da recuperare.

Tutto perfetto? Non proprio. L'aumento dei poteri dell'amministrazione finanziaria rischia, secondo professionisti e categorie produttive, di schiacciare le tutele e i diritti dei contribuenti.

«Le modifiche del decreto Sviluppo e della manovra di luglio alla normativa sugli accertamenti esecutivi – commenta Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec) – ha attenuato alcune delle problematiche a carico dei contribuenti, ma non le ha del tutto eliminate». Per questo servirebbero degli ulteriori paletti. Siciliotti avanza una proposta precisa: meglio prevedere la non esecutività per i casi di evasione che hanno per oggetto il disconoscimento della deducibilità dei costi dichiarati dal contribuente per divergenze interpretative su norme spesso molto complesse. In sostanza, «quando l'evasore non è materiale ma "interpretativo" – sottolinea il presidente del Cndcec – bisognerebbe rinviare la riscossione fino al pronunciamento di un giudice».

Per Antonio Damascelli, coordinatore della commissione per le problematiche in materia tributaria del Consiglio nazionale forense (Cnf), è «condivisibile» lo sforzo di accelerare la riscossione. Negativo il giudizio, invece, sulla garanzia a termine: «Non è possibile che la tutela del contribuente trovi limiti nel funzionamento della giustizia – rimarca – se il giudice non si pronuncia entro 180 giorni, il cittadino non ha certo colpe o responsabilità». Per questo Damascelli avanza una soluzione: «La giustizia tributaria ha tempi molto brevi. Si potrebbe conciliare l'esigenza di accelerare la riscossione provvisoria dando il via all'esecutività degli atti solo dopo una pronuncia in tal senso nel giudizio di primo grado».

Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, guarda anche avanti e si augura che il reclamo e la mediazione, al via da aprile 2012, contribuiscano a «ridurre i contenziosi che talvolta i contribuenti sono costretti a instaurare per sopperire alla miopia degli uffici». A suo avviso «una normativa chiara e delle interpretazioni dell'agenzia delle Entrate coerenti, nel senso dell'equità e non nella direzione di produrre gettito, potrebbe tutelare tutti, riducendo notevolmente già a monte il contenzioso. Evidentemente questo non è un problema tecnico, ma esclusivamente politico».

Anche le categorie produttive mettono in luce le criticità degli avvisi esecutivi, soprattutto per l'impatto sulle imprese. «Occorreva fare di più» osserva Claudio Carpentieri, responsabile ufficio politiche fiscali Cna: «Ci aspettavamo che la proroga dell'entrata in vigore fosse in previsione di ulteriori modifiche sulla riscossione in pendenza di giudizio o per introdurre una rateizzazione vicina alle reali possibilità del contribuente di pagare. Questo non è stato fatto e l'entrata in vigore di questa norma sicuramente non agevolerà lo sviluppo». Preoccupazioni che si estendono anche alle regole più stringenti sulle società in perdita. «È necessario garantire alle imprese, attraverso lo strumento dell'interpello disapplicativo, la possibilità di non essere soggette a tale disposizione – avverte Andrea Trevisani, direttore politiche fiscali di Confartigianato –. Per il 2012, che sconta un triennio precedente di difficoltà economiche, va evitato di far pagare imposte non dovute a imprese in crisi effettiva». Concorda Antonio Vento, responsabile fiscalità d'impresa di Confcommercio: «Sicuramente, introdurre simili disposizioni in un periodo di difficoltà economica per molte imprese può essere penalizzante, ma restano in vigore le cause di disapplicazione già previste dalle norme sulle società di comodo e l'istanza attraverso l'interpello».
 

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