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Il fisco fiuta le grandi aziende

Occhi del fisco puntati sulle grandi aziende che cercano di «mimetizzarsi» tra quelle di medie dimensioni. Per sfuggire al tutoraggio, che sottopone ormai a controlli costanti (annuali o al massimo ogni biennio) i gruppi con fatturati superiori ai 100 milioni di euro, alcune società hanno realizzato operazioni straordinarie «finalizzate a contrarre la loro dimensione». Fusioni, scissioni, cessioni di rami d’azienda, poste in essere con un preciso obiettivo: uscire dalla platea dei big ed entrare nel ben più ampio bacino delle medie imprese, che essendo più numerose incorrono invece in attività di verifica con meno sistematicità. È questo uno dei punti di novità che emergono dalle strategie per il contrasto all’evasione fiscale per l’anno 2015 illustrate nel rapporto messo a punto dal governo in sede di aggiornamento del Def (si veda altro articolo in pagina). Indicazioni che di fatto sostituiscono la consueta circolare dell’Agenzia delle entrate recante i criteri per la selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo (quest’anno non ancora emanata). Per quanto riguarda piccole imprese e lavoratori autonomi, «in linea con le indicazioni dell’Ocse continuerà a essere potenziata la fase di analisi del rischio, attraverso l’utilizzo del patrimonio informativo di cui già l’amministrazione finanziaria dispone». Con specifico riferimento ai professionisti, però, il fisco dice addio alla presunzione di redditività che considerava i prelievi dai conti correnti non giustificabili come maggiori ricavi. Tale disposizione, prevista dal l’articolo 32 del dpr 600/1973, resta valida per i soggetti imprenditori, ma per i professionisti è stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta (sentenza n. 228/2014).

Se in termini di lotta all’evasione l’obiettivo dichiarato dal Mef è quello di «consolidare i risultati conseguiti nel 2014», il 2015 dovrà essere anche l’anno di «avvio di un processo di evoluzione del rapporto tra fisco e contribuente, improntato a un patto di reciproca fiducia». Diversi gli strumenti messi in campo: comunicazioni preventive di anomalie per spingere il nuovo ravvedimento, avvio della cooperative compliance con le grandi multinazionali, potenziamento dei servizi telematici. Senza dimenticare la voluntary disclosure, per la quale l’obiettivo più sfidante per gli uffici sarà quello di garantire «una maggiore flessibilità organizzativa delle strutture operative per far fronte alle esigenze derivanti dal flusso delle richieste e dalla loro tipologia».

Nel corso dell’anno proseguirà, inoltre, il lungo percorso di integrazione delle numerose banche dati a disposizione della anagrafe tributaria, «nell’ottica di consentire a tutti gli organi di controllo un utilizzo sempre più mirato delle informazioni per il contrasto all’evasione». Sul punto, il Mef auspica un migliore coordinamento nelle attività operative di Entrate, Dogane-Monopoli, Inps, Siae e comuni, nell’ambito di quella cabina di regia istituita dal dl n. 112/2008.

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