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Il fisco cambia per 150mila partite Iva

Mettiamoci nei panni di un giovane professionista che sta per aprire la partita Iva per avviare una nuova attività. In alternativa alla tassazione ordinaria, fino alla fine di quest’anno può scegliere tra due regimi fiscali diversi, quello dei minimi con imposta sostitutiva al 5%, e quello forfettario con l’aliquota al 15 per cento. Se però decidesse di aspettare fino a gennaio, potrebbe sfruttare le modifiche al regime forfettario previste dal Ddl di stabilità per il 2016 che il Parlamento approverà nelle prossime settimane. Modifiche, che nel suo caso di professionista, avrebbero due punti forti: l’innalzamento da 15 a 30mila euro della soglia dei ricavi per poter entrare (e restare) nel regime agevolato; e la tassazione ridotta quinquennale per le start up.
Insomma, l’ennesimo riordino del regime fiscale per i piccoli contribuenti – il terzo dal 2012 – impone attente valutazioni e rischia di creare più di un’incertezza ai tanti consulenti, pensionati ed ex dipendenti che ogni anno aprono una partita Iva. Parliamo di 150mila persone all’anno, prendendo come parametro la media tra il 2012 e il 2014, con una fortissima accelerazione registrata negli ultimi mesi dello scorso anno, quando il regime dei minimi al 5% sembrava dover chiudere i battenti salvo poi essere “recuperato” per tutto il 2015 dal decreto Milleproroghe.
D’altra parte, che il regime dei minimi sia di gran lunga preferito dai contribuenti rispetto al forfettario lo dimostrano anche i dati del 2015: da quando le opzioni sono tracciate, solo 28 contribuenti su 100 scelgono il forfettario, mentre gli altri puntano sui minimi al 5 per cento. Ma questo nel caso dei professionisti – che rappresentano quasi il 40% degli aderenti ai regimi agevolati – dipende anche dalle soglie d’accesso diversificate (15mila euro per il forfettizzato, 30mila per i minimi) oltre che dalle aliquote e dal metodo di calcolo dell’imponibile.
Di certo, però, l’aumento delle soglie avrà una convenienza tangibile per chi è già operativo e sarebbe stato tagliato fuori dalle condizioni più stringenti fissate lo scorso anno per accedere al forfettizzato. Prendiamo un consulente aziendale – considerato in uno degli esempi nel grafico a lato – con 25mila euro di compensi: approdando al forfettizzato dalla tassazione ordinaria (con aliquota Irpef progressiva ma anche con addizionali e Irap) otterrebbe uno sconto sul prelievo fiscale di oltre la metà (-55%).
Di fatto, l’ingresso nel regime con flat tax è tanto più vantaggioso quanto più si è vicini alla nuova soglia di ricavi. Senza dimenticare che il forfettario comporta anche una serie di opportunità in termini di minori adempimenti: non si presentano né la dichiarazione Iva né gli studi di settore e si è esonerati anche da comunicazioni, come tra l’altro, spesometro e black list. Un effetto semplificazione riscontrabile anche sotto un altro profilo: si elimina alla radice il dubbio sull’obbligo o meno di versare l’Irap. Questione che rimane apertissima per i soggetti di minori dimensioni, visto che né l’attuazione della delega fiscale né la manovra 2016 contengono l’intervento chiarificatore sui criteri in presenza dei quali si è obbligati a versare l’imposta regionale.
È chiaro, comunque, che a parità di condizioni il regime dei minimi resta generalmente più conveniente del forfettario, perché l’aliquota d’imposta è un terzo. Attenzione, però, a non sottovalutare le potenzialità del nuovo regime forfettizzato per le start up così come lo riscrive il Ddl di Stabilità. Di fatto, chi avvierà una nuova attività potrà usufruire della tassazione ultraleggera al 5% per cinque anni ma anche chi si è messo in proprio quest’anno (e beneficerebbe dell’imponibile ridotto ai 2/3) può rientrare in queste condizioni più vantaggiose. Addirittura in presenza di costi molto ridotti – potrebbe essere il caso di un professionista che ha bisogno solo di un computer portatile, un telefono e una connessione internet – la forfettizzazione del reddito secondo le percentuali differenziate in base alle categorie produttive potrebbe rivelarsi leggermente più conveniente (nell’esempio a lato risparmierebbe 32 euro di imposte) rispetto alla “classica” determinazione analitica dell’imponibile (ossia ricavi/compensi al netto delle spese sostenute per l’attività).

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