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Il fisco a caccia degli 800 italiani nelle liste

L’agenzia delle Entrate vuole indagare sui “Panama papers” e si appresta ad avviare le procedure per ottenere la documentazione dei circa 800 contribuenti italiani coinvolti. E così anche l’Italia, come hanno fatto altri paesi, si appresta ad accendere un riflettore sugli 11 milioni di file trafugati alla società panamense Mossack Fonseca.
Secondo le notizie diffuse dal settimanale L’Espresso, che aderisce all’International consortium of investigative journalists, nell’elenco degli italiani che hanno avuto rapporti con la Mossack Fonseca figurerebbe il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, che però smentisce di possedere interessi a Panama. «Né Montezemolo, né la sua famiglia possiedono alcuna società offshore», hanno sottolineato ieri fonti vicine all’ex presidente di Confindustria. Montezemolo, secondo i documenti analizzati dall’Espresso, sarebbe collegato alla società Lenville Overseas, di cui sarebbe stato procuratore. Nei primi mesi del 2007, quando era al vertice di Ferrari e Fiat, Montezemolo avrebbe ricevuto la delega per operare su un conto alla Bim Suisse, filiale svizzera della Banca Intermobiliare.
Da una visura effettuata nel registro delle imprese di Panama, la Lenville Overseas S.A. risulta registrata il 20 gennaio 2006 presso il notaio Benigno Vergara Càrdenas da Edison Ernesto Teano, avvocato della Mossack Fonseca. Azionisti della compagnia, che ha un capitale sociale di 10mila dollari, risultano le società panamensi Enders Inc e Rockal Inc. Il nome di Montezemolo non figura negli atti costitutivi, anche se è normale che a Panama compaiano solo i cosiddetti “agenti residenti”.
Nei documenti trapelati sarebbero citate anche due grandi banche italiane: Unicredit e Ubi. La prima avrebbe avuto relazioni con Mossack Fonseca per la gestione di circa 80 società offshore mentre altre 40 società sembrebbero legate a Ubi. «Lo studio legale Mossack Fonseca non risulta essere un consulente dell’ufficio fiscale della capogruppo, e questo anche in base a una specifica ricerca condotta con riferimento agli ultimi anni», ha affermato in una nota Unicredit, mente Ubi ha precisato che «non ha società controllate in Paesi quali quelli citati e nemmeno i nominativi indicati sono direttamente riconducibili a Ubi. È però possibile che siano state gestite delle operazioni dalla banca per conto di propri clienti».
Nelle carte dell’Espresso compare anche il nome dell’ex pilota di Formula 1, Jarno Trulli, che ieri ha affermato di non avere la residenza fiscale in Italia, e di Oscar Rovelli, uno degli eredi di Nino Rovelli. Nei documenti viene citato anche Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante dal 2014 perché al centro di un’inchiesta della procura di Milano. Nicosia era socio di Marcello Dell’Utri nella società spagnola Tomé Advertising.
Panama sarà un paradiso fiscale ancora per qualche anno. Il Governo dello Stato centroamericano qualche mese fa si è formalmente impegnato ad aderire al sistema multilaterale di scambio delle informazioni denominato Crs (Common Reporting Standard) ma non ha ancora precisato le tempistiche di adesione. Questo nuovo sistema promosso dal G20 e dall’Ocse per contrastare l’evasione fiscale internazionale prevede, a partire dal 2017, l’invio automatico tra le amministrazioni fiscali delle informazioni relative ai sottoscrittori non residenti di prodotti finanziari presso gli intermediari (istituti bancari, società fiduciarie, Sgr, assicurazioni vita e Sim) dei paesi firmatari. Si pensava che Panama potesse aderire dal 2018 ma questo termine potrebbe allungarsi, a meno che lo scandalo di queste ore non induca le autorità panamensi ad accelerare.
La rete dei controlli anti-evasione promossa dagli Usa con il modello bilaterale Fatca (Foreign Account Tax Compliance Act), del resto, è sempre più estesa. Il Multilateral Competent Authority Agreement (Mcaa) è stato sottoscritto, fino a marzo 2016, da 100 paesi. Delle principali piazze finanziare offshore la quasi totalità ha aderito o manifestato l’intenzione di aderire. Tra queste le Isole Cayman, Liechtestein, Guernsey, Isle of Man e Jersey. Rispetto ai 100 paesi aderenti sono 41 quelli in cui il sistema sarà operativo dal 2018 come la Svizzera, Singapore, gli Emirati, Hong Kong, il Principato di Monaco e la Cina.
Il perimetro è quindi in continua evoluzione sotto la pressione del G20. Le alternative, specie per chi non ha aderito in Italia alla voluntary, si concentrano su paesi sempre meno evoluti finanziariamente e caratterizzati da una bassa stabilità socio politica, aumentando rischi e costi. Tra le mete ancora “appetibili” (ma fino alla fine del 2017, data da cui scatterà l’obbligo di registrazione dei dati da inviare poi per la prima volta nel 2018) ci sono alcuni paesi del Golfo Persico, come Dubai e Quatar.
Ci sono poi alcuni “paradisi” fiscali che resistono e che pur avendo dichiarato interesse per il Crs non hanno ancora formalizzato la data di adesione. A parte Panama, nell’elenco dei paesi recalcitranti alla piena trasparenza fiscale, figurano il regno del Bahrein oltre a Nauru e Vanuatu, isole dell’Oceano Pacifico.

Marco Bellinazzo
Angelo Mincuzzi

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