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Il figlio decide l’affidamento

L’ascolto del minore è decisivo per la modifica delle condizioni dell’affidamento e del collocamento presso uno dei genitori separati. Lo dimostra la decisione del 26 marzo scorso del tribunale di Perugia (presidente Criscuolo, estensore Miccichè).
La vicenda
Era stata pronunciata la separazione tra due coniugi, che durante il matrimonio avevano avuto due figli. La sentenza aveva disposto l’affidamento congiunto a entrambi i genitori, collocandoli presso la madre e ponendo a carico del padre l’obbligo di versare 500 euro al mese per il loro mantenimento.
Un anno dopo la sentenza, uno dei due figli, tredicenne, aveva manifestato la sua intenzione di restare con il padre con il quale aveva trascorso un periodo di vacanza.
Il padre aveva allora proposto ricorso in base all’articolo 710 del Codice di procedura civile per la modifica delle condizioni della separazione e aveva chiesto che il figlio potesse rimanere con lui revocando l’assegno mensile posto a suo carico.
La madre si era opposta alle richieste del marito, a suo dire volte solo a ottenere la riduzione dell’assegno; sosteneva che costui non si fosse mai occupato dei figli e non fosse in grado di accudirli; aggiungeva che se uno dei figli fosse stato collocato da lui, la cura del ragazzo sarebbe stata interamente delegata ai nonni.
La decisione
Il tribunale ha ritenuto che l’ascolto del minore fosse lo snodo principale dell’accertamento da svolgere in contraddittorio e vi ha proceduto, delegandolo al giudice istruttore.
Il ragazzo in quella sede ha affermato che stava bene con il padre e ha espresso il desiderio di rimanere sempre con lui, perché da lui si sentiva più protetto. Ha inoltre aggiunto che, quando il padre non era in casa, non era costretto a stare da solo, come accadeva in casa della madre, ma poteva godere della compagnia dei nonni.
Raccolte queste dichiarazioni, il tribunale ha svolto un’ampia verifica sulle capacità di discernimento del minore e ha escluso che la sua volontà fosse coartata o strumentalizzata; ha poi esaminato le concrete condizioni ambientali nelle quali il ragazzo si trovava a vivere insieme al padre, rilevando che il genitore da lui preferito viveva in un paese dove il ragazzo aveva molti amici, nel quale frequentava una scuola-calcio e dove era anche andato alla scuola dell’obbligo.
Il padre era rimasto difatti nella casa che era stato il domicilio familiare prima della separazione e quindi la preferenza del minore si spiegava agevolmente anche con una maggiore predilezione per il rientro nell’ambiente nel quale era cresciuto.
Il tribunale ha poi ritenuto infondate le doglianze della madre riguardo al fatto che il minore sarebbe stato spesso con i nonni, affermando che la convivenza con loro «lungi dall’essere un elemento potenzialmente di ostacolo alla collocazione preferita dal minore sia invece un importante fattore di arricchimento e di conforto».
Fissato il collocamento di uno dei due figli con il padre, il tribunale non ha accolto la richiesta di integrale eliminazione dell’assegno. L’importo è stato solo dimezzato perché l’uomo avrebbe dovuto comunque continuare a contribuire al mantenimento dell’altra figlia e perché godeva del vantaggio di essere rimasto a vivere nella casa coniugale, senza pagare canoni di locazione.

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