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Il fiato sospeso per la Corte tedesca

I mercati tirano il fiato dopo i due giorni di rincorsa seguiti alla riunione con cui la Banca centrale europea (Bce) ha tracciato le linee guida per il nuovo programma di riacquisti dei bond sovrani dei Paesi europei in difficoltà. Ieri sono scese (di poco) le Borse, si sono venduti i titoli di Stato «periferici» (e per la verità anche quelli tedeschi) e ha fatto un piccolo passo indietro anche l’euro (tornato sotto quota 1,28 sul dollaro). Così Piazza Affari ha chiuso debole (-0,11%) al pari degli altri listini europei (-0,37% Parigi, -0,32 Madrid, mentre Londra e Francoforte sono rimaste praticamente invariate). Più indietro ancora Wall Street, dove l’S&P 500 ha ceduto lo 0,58% e il Nasdaq l’1,03%. Il rendimento del BTp decennale è risalito al 5,19%, riportando a quota 364 il differenziale nei confronti del Bund tedesco pari scadenza (rispettivamente 5,72% e 417 punti per la Spagna).
All’apparenza niente di particolarmente sorprendente, se si tiene conto, per esempio, che nelle due precedenti sedute la Borsa di Milano aveva complessivamente recuperato il 6,5% e che soltanto nel mese di settembre lo spread Italia-Germania sul decennale era sceso di circa 100 punti base, tornando di fatto ai livelli del marzo scorso. Se non fosse che l’aria che si respirava ieri nelle sale operative era soprattutto quella dell’attesa dei due eventi clou del resto della settimana: la riunione della Federal Reserve (e la successiva conferenza stampa del presidente, Ben Bernanke) di domani e giovedì e la decisione della Corte costituzionale tedesca sulla legittimità dei fondi Efsf/Esm e del «fiscal compact» di domani: due appuntamenti i cui esiti potrebbero in teoria anche mutare l’inerzia dei mercati dopo la svolta data dalla Bce.
Certo, ieri non sono mancate neppure note poco incoraggianti dalla Grecia e dalla Cina. Sul fronte ellenico, per esempio, l’atteso incontro fra il premier Antonis Samaras e i rappresentanti di Bce-Ue-Fmi non avrebbe dato i riscontri sperati, visto che secondo indiscrezioni gli emissari della «troika» avrebbero sollevato dubbi sulle capacità del Governo di Atene di mantenere fede agli impegni e di portare avanti le riforme necessarie al risanamento. I deludenti dati sull’export cinese di agosto, da parte loro, alimentano i timori di una frenata della seconda economia mondiale, che non sembra in questo frangente immune alla crisi europea.
Entrambe le indicazioni hanno probabilmente contribuito a rendere più prudenti gli investitori, ma in uno scenario simile sono comunque pur sempre rimasti elementi di contorno all’attesa del doppio appuntamento che corre sull’asse Karlsruhe-Washington (eventi che, per quanto riguarda la sola Italia, si intrecciano con un calendario del Tesoro piuttosto impegnativo viste le aste di BoT e BTp in programma domani e giovedì). Da segnalare, semmai, che anche ieri, in una giornata in cui si è tornata a vedere una certa avversione al rischio da parte degli investitori, è proseguita la lenta marcia verso la «normalizzazione» dei tassi tedeschi, cresciuti se pur di poco su tutte le scadenze. E verso la normalità va anche l’asta tenuta ieri sui titoli a 6 mesi di Berlino: sempre molto richiesti (5,1 miliardi di euro contro i 3,4 miliardi effettivamente collocati), con un tasso ancora negativo ma in crescita rispetto al mese precedente (-0,0147% da -0,0499%).

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