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Il faro della Ue sulle coperture

È una analisi approfondita della legge di stabilità quella che la Commissione farà entro metà novembre. Per la prima volta, l’esecutivo comunitario è chiamato a una valutazione ex ante del bilancio del prossimo anno. Al di là del nodo delle coperture, quello che appare più problematico, Bruxelles dovrà soppesare crisi economica, fragilità politica e necessità di tenere il paese sulla corda, assicurando la credibilità delle nuove regole europee.
Come prevedibile, purtroppo, l’Italia ha trasmesso martedì sera, mentre scadeva il termine del 15 ottobre stabilito dalla nuova legislazione europea, solo una parte della documentazione attesa dalle autorità comunitarie. A Roma, la trattativa politica è durata fino all’ultimo minuto, costringendo il Tesoro a inviare la Finanziaria in tutta fretta. «Stiamo aspettando tra questa sera e domani ulteriori dettagli senza i quali non possiamo iniziare una valutazione seria», spiegava ieri un funzionario comunitario.
L’Italia non è l’unico paese in questa situazione. Anche Malta sembra abbia avuto difficoltà a rispettare le scadenze europee. In generale, si può presumere che la Commissione sia stata rassicurata dall’impegno del paese a rispettare gli obiettivi di bilancio, del 3,0% e del 2,5% del prodotto interno lordo nel 2013 e nel 2014 rispettivamente. I dati sono in linea con le previsioni dell’esecutivo comunitario della primavera scorsa.
La Commissione dovrebbe anche essere soddisfatta dall’obiettivo del governo di ridurre le tasse sul lavoro e il cuneo fiscale. In più di una circostanza, l’esecutivo comunitario ha messo l’accento proprio sulla necessità di spostare l’onere fiscale dal lavoro e dal capitale ai consumi e ai beni immobili. Il problema è capire il nodo delle coperture finanziarie. Questo riguarda prima di tutto la riforma dell’imposizione sulle proprietà immobiliari, ancora tutta da valutare pienamente.
Bisognerà anche capire come i servizi del commissario agli affari economici Olli Rehn considereranno il rinvio delle misure di dettaglio per le coperture dal 2015 al 2017, coperture che ancora ieri a Roma si stavano mettendo a punto. E poi i tagli alla spesa e la vendita di immobili. Il rischio in queste circostanze è che queste misure siano troppo timide rispetto alle attese.
Soprattutto rischiano di essere considerate una tantum, mentre la Commissione insiste per operazioni che siano strutturali, anche in vista di un impegno a ridurre il debito pubblico di un ventesimo all’anno. Al netto dei dettagli numerici e dei calcoli matematici, l’esecutivo comunitario dovrà fare un’analisi politica della manovra, soppesando diversi fattori nel mettere a punto la sua valutazione e nell’esprimere a metà novembre eventuali suggerimenti.
Da un lato, guarderà di buon occhio il tentativo di alleggerire il carico fiscale sul lavoro, pur mantenendo sotto controllo i conti pubblici, e sarà sensibile al desiderio di evitare scossoni politici a un governo fragile. Dall’altro, la Commissione sarà inevitabilmente influenzata da una serie di dossier controversi. Il salvataggio Alitalia, con l’intervento di Poste, non è piaciuto a Bruxelles fosse solo perché l’Italia non ha effettuato una notifica che sarebbe stata apprezzata.
L’esecutivo comunitario dovrà decidere se l’operazione è un aiuto di stato e se come tale sia illegittimo senza una ristrutturazione dell’azienda. A pesare poi nei rapporti dell’Italia con la Commissione in questo periodo sono state anche le accese trattative sul piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena. In ultima analisi, Bruxelles dovrà quindi tenere conto delle difficili circostanze politiche ed economiche senza per questo mettere a repentaglio l’esistenza stessa delle nuove regole europee.

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