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Il faro della Consob su Mps. Nel mirino i conti dal 2012

MILANO L ’udienza preliminare di ieri a Milano — la prima del procedimento per falso in bilancio e manipolazione del mercato per i 308 milioni di perdite occultate nel 2009 per il derivato Alexandria da 3,5 miliardi di euro a carico dell’ex presidente Giuseppe Mussari, dell’ex direttore generale Antonio Vigni, dell’ex capo dell’area finanza Gianluca Baldassarri, di Mps come responsabile civile e verso i manager di Nomura Sadeq Sayeed e Raffaele Ricci e della stessa banca giapponese — potrebbe portare anche alla riscrittura dei bilanci di Siena.
Il faro è stato acceso dall’authority guidata da Giuseppe Vegas, i cui legali hanno chiesto al gup Livio Antonello Cristofano di costituirsi parte civile, insieme con Banca d’Italia, Codacons, un migliaio di piccoli soci e la Fondazione Mps. Consob potrebbe impugnare i bilanci Mps dal 2012 — quando emerse per la prima volta l’effetto contabile di Alexandria (e della quasi gemella Santorini, con Deutsche Bank) — alla semestrale 2015. In alternativa potrebbe far correggere la singola posta di bilancio (articolo 154 ter del Tuf), una via più semplice già adottata di recente per Carige e Saipem. «Consob si riserva di intraprendere ulteriori iniziative di vigilanza coerenti con la scelta di costituirsi parte civile», si limita a dire un portavoce. La Consob potrebbe mettere in discussione la scelta di iscrivere Alexandria a «saldi aperti» ovvero come se fossero acquisti di Btp, e non «a saldi chiusi», cioè come credit default swap. L’effetto pratico sarebbe comunque limitato, visto che il mercato ha ricevuto piena informativa sugli effetti di Alexandria come derivato dai prospetti pro-forma inseriti nei bilanci, come riconosciuto anche dalla Bce.
La stessa Consob, con Bankitalia e Ivass, l’8 marzo 2013 aveva emesso un parere con cui, data la complessità della materia, lasciava Mps libera circa la contabilizzazione di Alexandria purché pro forma ne indicasse gli impatti come derivato. A spingere Consob a muoversi sono le risultanze dell’inchiesta dei pm Mauro Clerici, Stefano Civardi e Giordano Baggio, fra le quali ci sarebbe la circostanza che i Btp non sarebbero effettivamente entrati nel portafoglio di Mps .

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